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diario d'officina

serata d'autunno incalzante.
per la prima volta di nuovo,
stasera il portone di legno che già ha accolto "cose di noi"
torna a schiudere i suoi battenti.
e si ritrovano percorsi... odori... suoni...
ancora trame di un discorso interrotto.
mai spezzato.
la luce fredda di neon
si scalda scivolando lungo i muri d'avorio
pregni ancora di emozioni vissute.
stasera di nuovo voci ricominciano ad inseguire sorrisi.
i sorrisi le voci.
occhi nuovi scrutano...
e ritualmente si ripetono gesti mai rituali.
riprendiamo il cammino.
semplicemente.
semplicemente.
senza scarpe di nuovo...
.
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di nuovo l'ultimo ad andare via.
di nuovo la sala buia.
ma non è vuoto.
come luminescente foschia riprende forma,
né basta a se stessa, la voglia di forgiare emozioni.
e donarle.
e la sento addosso.
e si richiude alle mie spalle
dopo aver ceduto ai miei passi che la fendono.
per un attimo mi giro...
allungo una mano...
fino a quanto illusoria
la sensazione di "tenere" tra le dita
l'inconsistente essenza che ci farà essere qui ancora domani?
le voci dei ragazzi... di fuori...
sorridendo ritorno a chiudere il pesante portone di legno...



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lunedì, 10 ottobre 2005
seduti sul divano di pelle nera.
restiamo a parlare un po'.
prima di iniziARE è CONSUETUDINE.
SOLO DUE LEZIONI FINO AD OGGI.
E GIà CI SI ANIMA INTORNO A QUELLO CHE è STATO.
E NOI...  COME SIAMO, NOI.
LE IMPROVVISAZIONI COME UNA LEVA CHE
- SENZA RUMORE -
SCARDINA.
E LE RESISTENZE DI OGNUNO.
ED IL VIVERLE NELL'ATTESA DI UNA "GENESI"...
MUTANTE PELLE
CHE SI RINNOVA...
ED è GIà IN TERRA,
QUASI UN PESANTE INVOLUCRO
CHE SENZA NODI LEGA,
IL QUOTIDIANO CHE SI PROTENDE
OLTRE IL BUIO DELLA SALA
E SI INSINUA
TRA LE TENUI OMBRE
CHE MACCHIANO LE LUCI DI SCENA.
ANELARE A QUELLA GENESI
SFUGGENDO ORDINI IMPARTITI DA NESSUNO
SE NON DAL NOSTRO
NON RIUSCIRE AD "ESSERE"
QUALCUNO... O QUALCOSA...
CHE ABBIA VITA
AL DI Là DELLE LUCI SPENTE CHE AVVOLGONO IL PALCOSCENICO.
Lì CESSANO LE NOSTRE PAROLE.
Lì COMINCIA ANCORA L'AGIRE.

"NULLA CHE TU NON VOGLIA...
 NULLA CHE TU NON SENTA...
 SOLO RACCONTAMI UNA STORIA..."
ALESSANDRO SUL PALCOSCENICO.
da una parte.
in silenzio per qualche istante.
i suoi passi, poi.
ma ancora ordini...
lacci...
pelle...
ed ogni verità,
se verità è stata,
rimane intimamente occulta.
inespressa.
come foce ambire al mare...
e poi una secca improvvisa.
e l'acqua immobile... immota...
poi insieme, in cerchio, ancora...
"solo raccontami una storia..."
ancora...
ed è un ragazzo biondo, con gli occhi azzurri,
il primo a plasmarsi
da parole che non sai se vere o irreali...
una storia triste,
che assume le forme di immagini
che sono come frammenti spezzati...
e si ricompongono...
diversamente in ognuno di noi...
ed in ognuno di noi,
diversamente,
vivono occhi azzurri.
e i giorni di una vita
troppo veloce
per cristallizzare i profumi...
le ombre...
le voci che ne segnano - ratto - l'incedere.
ascoltiamo in silenzio.
rapiti.
poi alessandro.
timidamente... lentamente...
- come avvertire il suo respiro -
comincia a parlare.
e non è una storia.
sono i giorni che appartengono a lui.
e che anche adesso
rimangono a lui.
a nessun'altro.
"ora dagli vita..."
per qualche istante si lascia inghiottire
nel buio dietro di noi.
poi sentiamo i suoi passi scalzi...
e lieve il suo invadere la scena...
e le emozioni narrate
di qualche attimo prima
in quella sagoma d'uomo sotto aridi neon
divengono "arsura"...
non so di cosa...
non so per cosa...
arsura.
senza ordini...
senza lacci...
pelle che per la prima volta
si bagna di aria...
di luce...
e senza fatica
anche noi
imbratta di sé...


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