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diario d'officina

serata d'autunno incalzante.
per la prima volta di nuovo,
stasera il portone di legno che già ha accolto "cose di noi"
torna a schiudere i suoi battenti.
e si ritrovano percorsi... odori... suoni...
ancora trame di un discorso interrotto.
mai spezzato.
la luce fredda di neon
si scalda scivolando lungo i muri d'avorio
pregni ancora di emozioni vissute.
stasera di nuovo voci ricominciano ad inseguire sorrisi.
i sorrisi le voci.
occhi nuovi scrutano...
e ritualmente si ripetono gesti mai rituali.
riprendiamo il cammino.
semplicemente.
semplicemente.
senza scarpe di nuovo...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
.
di nuovo l'ultimo ad andare via.
di nuovo la sala buia.
ma non è vuoto.
come luminescente foschia riprende forma,
né basta a se stessa, la voglia di forgiare emozioni.
e donarle.
e la sento addosso.
e si richiude alle mie spalle
dopo aver ceduto ai miei passi che la fendono.
per un attimo mi giro...
allungo una mano...
fino a quanto illusoria
la sensazione di "tenere" tra le dita
l'inconsistente essenza che ci farà essere qui ancora domani?
le voci dei ragazzi... di fuori...
sorridendo ritorno a chiudere il pesante portone di legno...



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venerdì, 4 novembre; lunedì 7 novembre 2005
impegni di lavoro
mi conducono fuori roma.
il diario,
in questo mese di novembre,
subirà dei ritardi
rispetto alla puntualità
che ne ha sempre caratterizzato la pubblicazione.

"così è se vi pare",
di pirandello.
su questo testo,
alessia e franco,
sostituendomi,
aprono la lezione di venerdì.
dall'analisi del testo, la verità di una battuta.
passo dopo passo si costruisce
un "personaggio".
lentamente.
e dentro la battuta
è ogni suo essere...
il suo guardare.
i suoi gesti...
il suo sorridere piangere...
i suoi passi.
dopo è la parola.
né mai nessuna parola
potrà  "essere"
se fosse scevra della verità
di uno sguardo... di un volgersi... di un passo...
e le improvvisazioni muovono da qui.
si lavora sulla camminata, per primo.
poi altri dettagli.
via via più piccoli.
ancora frantumando.
ancora cercando
in ogni minima tessera
l'immagine di un puzzle che io già so...
dentro me già so.

il lunedì è omnibus.
le officine si aprono a mille curiosità...
e "mille nuovi perché"
nelle officine si riversano.
il primo incontrarsi,
ancora una volta casualmente,
lungo il vicolo.
proprio davanti al nostro portone di legno.
nessun disagio.
solo un sorriso.
ed occhi che chiedono.
i miei e i loro.
vicendevolmente domande diverse
le nostre.
le vedo vicino al palco, poi.
guardarsi ancora intorno.
ma senza varcare
la soglia del proscenio...
timidezza... pudore di sé...
la stessa sensazione che colgo
quando le invito a venire su...
ma ogni cosa svanisce
quando cominciamo a lavorare
sulla respirazione.
ed ognuno è catturato da se stesso.
scoprire qualcosa che è già in noi.
dimenticato o celato.
e "toccare" il proprio respiro.
accarezzarlo...
condurlo...
il lavoro sul corpo
non è diverso.
esercizi elementari
che portano alla luce
piccoli difetti, tensioni,
che ciascuno di noi ha
e con cui conduce il quotidiano.
senza badarci il più delle volte.
ed ora diventano macroscopici.
fino a provocare disagio
ed in uno il desiderio
di superarli...
adesso come un vestito
di cui denudarsi
ed abbandonarlo infine
sotto le luci del palcoscenico.
percorriamo la sala
a piccoli passi, poi.
dissociando i movimenti delle braccia
da quelli delle gambe...
e della testa.
e l'equilibrio lungo la via di fuga
delle mattonelle
non è diverso
dal condurre i propri passi
lungo una fune.

non l'aver spento le luci della sala.
di più sorprende il disporre
le sedie
come un'arena aperta verso il palco.
siamo un unico polmone...
questa la sensazione
che colgo quando i ragazzi
siedono tutti accanto a me
e sul palco è stas
il primo a giocare, stasera.
la sua spiaggia
proietta tutti verso
l'azzurro ampio
di un mare quieto.
ma troppi piccoli elementi,
eterogenei,
cancellano a tratti questa immagine.
e parliamo di nettezza.
non è la prima volta.
è pulizia del gesto.
eliminare "fronzoli"
come recidere rami
che non danno vita...
che soffocano...
ed insieme determinare
il proprio obiettivo
e su di esso convergere
ogni energia.
solo verso quello.
null'altro.
agnese sembra timida
ma ha occhi vispi che scrutano.
che non stanno fermi un attimo.
è singolare il suo "giocare"
sul palco.
mi sorprende.
analizziamo insieme, poi.
e scopriamo tante piccole cose
che nulla aggiungono e nulla tolgono
al mio "gioco"
posso farne a meno.
e soprattutto è il pubblico
che potrà farne a meno.
sono cose che conosce.
sono cose che sa.
sono cose che non meravigliano.
"...ed io voglio
 che tu mi meravigli..."
ancora anna.
e margherita.
e gli altri ancora.
e la timidezza di tutti
si tramuta
in una esigenza di "tirar fuori".
interrompo.
parlo.
si confrontano tra loro.
riprendono.
e mai è due volte lo stesso errore.

ed anche stasera
l'orologio sembra essersi fermato.
e ci sorprende, infine.

sasha è una ragazza svedese.
è un'attrice.
ha guardato in silenzio.
in un angolo.
ci salutiamo.
tornerà lunedì...


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