diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro, sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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lunedì, 4 ottobre
chi sono. chi sei. chi siamo.
comincia così. tra timidezza, insicurezza. voglia di fare.
e la fretta - già subito - di capire. carpire.
- "ho un nodo alla gola. tensione quando respiro"
il diaframma lentamente.
una barca davanti a me. il mio fiato, vento.
le braccia ruotando respirando. rilassa.
-"è già di meno... perché?"
à...è...é...ì...ù...ó...ò...
nasce così la parola.
- "ho i muscoli del viso indolenziti"
e continuiamo gli esercizi... baciosorriso... spalanca...
ancora per un po'... baciosorriso...
-"camminiamo. tutti insieme... non gettare via. controlla"
-"perdo l'equilibrio...
...come cammino?"
cinque passi cinque... e ne ho lentamente coscienza.
e iniziamo a giocare. il fango tutto intorno.
e già comincio a "sporcarmi"...
- "ma dai? abitiamo vicino?"
- "vieni... ti accompagno io."
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