diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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venerdì, 27 maggio
ha un sapore diverso,
stasera,
lasciare scorrere via
dagli occhielli in ferro battuto
l'uncino d'acciaio
che serra
il nostro antico
portone di legno.
un gesto usuale.
ripetuto per otto mesi.
dal 4 di ottobre a stasera.
per l'ultima volta,
quest'anno, adesso.
i corsi 2004-2005
delle officine teatrali
giungono stasera
alla loro chiusura.
i ragazzi arrivano
sparigliati...
un po' in ritardo.
ci soffermiamo
un po' a dialogare.
delle cose di ogni giorno.
di un corso di cucina.
di un timore scongiurato.
................
di noi.
ancora.
intorno al palcoscenico,
stasera,
alcun foglio sparso.
solo la nostra pedana.
nuda così come nuda
era otto mesi fa.
mesi in cui
le abbiamo donato abiti.
per poi negarli.
per poi altri donarle.
stasera è la stessa pedana,
nuda,
a vestire noi.
sul palcoscenico adesso,
una per volta,
liberamente.
ed è confrontarsi con se stessi...
con quelle tavole...
con i freddi neon
che hanno illuminato le nostre sere
fino alla notte.
un tirare le fila
di mesi di lavoro...
un guardarsi nell'immaginario
specchio del tempo trascorso
che è giù.
in fondo alla sala.
e riconoscersi.
a conclusione di un percorso,
riconoscersi,
vedersi...
ognuno distinguere
quelle piccole cose di sé
che hanno inciso i nostri passi,
lasciato le nostre orme,
qui,
dentro le officine teatrali...
l'emotività di un istante
disegna queste ultime ore.
qualcuno ha scritto qualcosa.
adesso.
prima.
lo condivide con noi...
smettiamo prima, stasera.
abbiamo voglia di stare insieme
attorno a un tavolo.
parlare, scherzare, sorridere.
ancora.
a me resta solo il tempo di dire grazie.
le officine sono un'idea, non solo un luogo.
a quest'idea abbiamo creduto.
abbiamo dato forma.
abbiamo dato vita.
le nostre ore
restano scandite
dalle pagine di questo
diario di officina...
scritte di getto.
mai rilette una volta.
...abbiamo condiviso
sessanta sere,
oltre 240 ore di lezione...
emozioni, lacrime, sorrisi...
qui non lasciamo nulla.
solo la voglia
di ricominciare.
anche stasera
sono l'ultimo ad andare via.
anche stasera
ho fatto ordine.
anche stasera
ancora un clic-clac.
anche stasera
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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