diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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.
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.
.
.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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venerdì, 15 ottobre
valentina arriva in ritardo.
noi già "respiriamo".
- "la gabbia toracica pensala come fosse un otre.
e il diaframma ne è il fondo... riempilo d'aria, il tuo otre"
inspiro... apnea... espiro...
e penso di spostare col mio fiato la parete in fondo alla sala.
- "comincio a sentirlo... è questo, vero?"
ancora esercizi. nuovi.
come su un treno, ogni volta una nuova stazione.
ogni volta diversa.
ogni volta più grande.
cesira sta ancora male. nemmeno stasera è con noi.
e si avverte.
cominciamo a giocare.
come in equilibrio su un perno centrale il palcoscenico.
gli occhi muovono i passi. i miei. quelli dei miei compagni.
e ci si muove... attenti a non "ribaltare"...
e non si riesce a non ridere la prima volta
che ci si guarda negli occhi.
alessandro scivola via. ha un moto di stizza.
ci riporva. scivola ancora...
e lentamente il palco diventa davvero una "zattera" in bilico
sospesa nel nulla...
piano piano cominciamo a vederlo... a muoverci... a viverlo...
alessandro non scivola.
improvvisiamo, poi...
è la prima volta... individuali. guidate. in silenzio.
- "ho fatto quello che sono..."
- "ma sei certo che il teatro è come la vita?..."
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