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diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

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lunedì, 18 ottobre
le gambe flesse.
schiena contro schiena.
come se la colonna dell'uno dovesse penetrare quella dell'altro.
lentamente si comincia ad avvertire il corpo del compagno.
vertebra dopo vertebra. ed il costato che si apre.
ritmicamente respirando si dilata.
cominciamo così oggi.
e la respirazione diventa un gioco.
il compagno un pallone da gonfiare.  tenderlo fino allo spasimo.
e con uno spillo, poi, vuotarlo.
interazione. vera, concreta. la prima.
poi si improvvisa. ancora.
ed ancora il respiro, a pretesto.
indagando se stessi e gli altri.
ed è la paura. ed è l'infinito di un mare.
ed è la tensione di un centometrista.
ed è il mio respiro che muta.
e con esso il mio corpo. i miei gesti. il mio viso.
e nello spazio vivono immagini che pulsano
del mio stesso pulsare.
ed io le rivelo a me stesso.
e da me, agli altri.
in un solo respiro...

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