diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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.
.
.
.
.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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venerdì, 12 novembre
è stata una giornata faticosa.
il laboratorio è caldo.
poche chiacchiere.
qualcuno manca ancora.
si comincia come sempre...
inspira... apnea... espira...
arrivano gli altri.
stasera paolo fa una lezione di prova.
cominciare ad accorgersi di piccole tensioni.
ancora acquisire una nuova "consapevolezza"...
- "respirando muovo le spalle... è vero..."
piccole regole per controllarsi.
e controllandosi, abbandonarsi.
infinito contrasto, il teatro. anche facendo solo esercizi.
è ancora presto per "parlare".
sarebbe facile "dire" e "far dire" dei versi.
abbiamo scelto un percorso più lungo.
i versi verranno... "imparando" se stessi ed il proprio strumento,
prima.
le improvvisazioni divertono.
rigorosissime... ma si sorride.
a volte ci si scopre buffi.
o incredibilmente affaticati ad essere ciò che non siamo.
ma anche così, sera per sera,
siamo un po' più vicini a noi stessi.
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