diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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.
.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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lunedì, 15 novembre
come una grande lente di ingrandimento, il teatro.
per gli allievi.
per me.
in un continuo reciproco rivelarsi.
ed in questo rivelarsi, la voglia di sperimentare.
vicendevolmente sfidarsi.
vicendevolmente. e con se stessi.
comincia così il ricercare l' "equilibrio" nello spazio
di un corpo che respira. che respirando pulsa.
la quotidianità lascia esilissime macchie addosso a noi.
è la fretta. è la distrazione.
è la superficialità non voluta.
forse solo la mancanza di un tempo per pensare.
per pensarsi.
spezziamo un movimento nei mille frammenti che lo compongono.
ne cogliamo solo uno, poi.
semplicemente un flettere le gambe.
ed una ad una si svelano "forze" e "resistenze" che non sapevamo.
e come accarezzandole cominciamo ad assimilarle.
assimilarle per correggerle. o svilupparle.
solo una cosa non muta.
il tempo segnato dal respiro. dal pulsare.
dall' essere vivo.
dal calcare le tavole del palcoscenico di un laboratorio.
adesso.
pierre viene da parigi.
studia architettura.
forse per curiosità, sicuramente perché è il ragazzo di valentina,
stasera è con noi.
non seduto in disparte.
"con noi".
curiosissimo il suo lavorare. il suo prestare orecchio.
- "non ho mai fatto nulla di simile..."
e sorride nel suo italiano dolcemente arrotato.
i ragazzi decidono loro cosa improvvisare.
ognuno sceglie per il compagno.
la nevrosi è solo un pretesto per giocare.
poi improvvisamente ci si ferma.
- "non sapevo cosa fare..."
- "perché..."
- "cosa?"
- "chiediti il perché... di ogni cosa chiediti il perché...
non chiederti "cosa fare"..."
anche pierre vuole giocare.
ed è subito nostro lo stesso stupore con cui il suo mendicante
sistema poche monetine.
- "quando parti?"
- "domani..."
e sorride di nuovo in quel suo strano italiano
mentre gli occhi di valentina leggermente si abbassano...
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