diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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venerdì, 19 novembre
volta per volta si imprimono lievi orme
che divengono lentamente percorsi.
si integrano esperienze comuni ed esigenze singole.
e si cerca di sfuggire la
noiosa necessaria ripetitività di esercizi
essenziali. fondamentali.
il movimento e la respirazione
ci coniugano a plasmare forme che si trasformano quasi
in passi di danza.
poi, ancora, quelli che apparentemente
non sembrano altro che giochi.
il mio compagno come un burattino.
lo muovo, lo articolo, provo a donargli una forma
muovendo inesistenti fili.
inconsapevolmente comincio ad acquisire
una "misura" del gesto
mentre nel "gioco" una prima trama della complicità
con il "compagno di scena".
francesca traccia il primo schizzo.
nulla di più la sua improvvisazione.
una immaginaria stanza... un foglio poggiato su un tavolo...
parole scritte che non hanno altro significato se non quello
che francesca desidera dargli.
da quello "schizzo" prende le mosse un disegno
i cui tratti, volta per volta, sono dati dagli altri.
ciascuno aggiunge un colore... una linea... un profilo...
flora è l'ultima.
ironicamente chiude la porta di quella stanza
dando al nostro "quadro"
la levità delle sfumature di un acquerello.
riviviamo poi tutto ciò che abbiamo fatto.
ingenuità e genialità si inseguono.
poi ci si ferma tutti un attimo a pensare...
- "peccato non aver avuto una penna...
stasera avremmo scritto una scena... la prima... la nostra"
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