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diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

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lunedì, 31 gennaio
più velocemente scorrono
i nostri esercizi.
velocemente ma insieme in modo più approfondito.
o forse sarebbe meglio dire "consapevole".
adesso sempre più
associamo la respirazione all'emissione...
la voce in un suono che corre contro la finestra in fondo.
il suo variare al variare della contrazione del diaframma...
scoprire per la prima volta i "nostri"
risuonatori naturali...
il corpo come una cassa armonica
capace di modulare tono... intensità...
e ad ogni cosa,
anche meramente tecnica,
mai smettere di associare un pensiero...
la mia voce traccia un arco che scivola sopra di me...
dietro me, poi...
ed assume colori che non sapevo.
per la prima volta ci serviamo
di un vecchio pianoforte...
forse il timore, o il pudore, blocca...
all'inizio blocca.
sorrido dentro di me.
non sono stato diverso da loro.


ritorniamo a frugare tra i versi di marquez...
o forse sono quei versi che frugano dentro di noi...
poche righe...
senza alcun gesto.
non interpretazione, ma ancora capire...
comprendere...
ma è difficile controllare.
interpretare è un fatto istintivo...
né esistono briglie... né redini...
è dentro quella istintività,
quella prima emotività
che cominciamo a indagare un "perché"...
e ci si accorge subito come ogni cosa io faccia
rechi in sé un significato.
che inconsapevolmente leghiamo alle parole...
che inevitabilmente rechiamo con le parole...
e nasce la voglia di "capire" ancora di più...
di acquisire determinazione...
veicolare ciò che io provo...
ciò che io penso...
non altro.
ed insieme affiora la fretta di dire le cose...
quasi fuggire dal palcoscenico...
...o da se stessi?

quando finiamo ho compiuto
da quasi un'ora quaranta anni.
non avevo detto nulla.
non mi sorprende una bottiglia di champagne
che ha portato donatella
per un cin-cin...
tanto breve... quanto vero...
non mi sorprende...
perché so il  privilegio - il mio -
di essere - io - tra ognuno di loro...
...con loro...

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