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diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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.
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.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

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venerdì, 28 gennaio
puntualmente.
tutti puntualmente.
le brevi chiacchiere delle sere d'officina
mi avvolgono.
ed è un calore che non è della stufa che ho già acceso.

seduti tutti in cerchio. sul palcoscenico.
stasera non faremo gli esercizi.
come avessimo gettato un sasso nell'acqua,
la volta scorsa.
ma come se i cerchi provocati da quel piccolo sasso
cercassero ancora una sponda...
una prima sponda,
contro cui infrangersi.
li avverto perpetuarsi, invece.
ne parliamo...
e nuovi "perché" da quei cerchi affiorano.
spegniamo la luce della sala.
l'improvvisazione è la stessa.
"attesa... freddo... una goccia di pioggia...
vado via?... rimango?..."
senza parlare... senza mimare...
solo un fonema a dire il rumore dei miei pensieri...
un suono... di dentro... a dire un'emozione...

nessuno identico all'altro
ognuno percorre i medesimi passi dell'altro.

-"perché un suono?"
-"non un suono... tra mille forme - il pensiero - una..."

e cercare una verità.
la verità di un luogo... di un tempo... di uno spazio...
ed accorgersi insieme che nessuna verità mai è assoluta...
né mai è un luogo... un tempo... uno spazio...
se non per gli attimi in cui essi vivono in me...
o io riesco a dar loro "vita".
e la verità del  quotidiano
prova ad inseguirmi sul palco...
e scopro ritmi di gesti usuali che improvvisamente
appaiono falsi...
-"ma nella vita io sono così..."
-"nella vita... ma il teatro non è la vita..."

linguaggi diversi per dire le cose,
involontariamente... inconsapevolmente...
per pochi attimi, a volte...
poi si smarriscono ancora le trame
di un ordito incerto...

si lavora a lungo...
si lavora tutti...

andando via qualcuno mi chiede di mia madre...
qualcuno del lavoro in germania...
...qualcosa in più stasera ci lega.
forse un piccolo sasso che, senza sapere,
ognuno reca con sè...

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