il laboratorio la didattica i corsi la struttura la stagione direzione artistica info
 
diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

index
 

 



venerdì, 25 febbraio
cominciamo improvvisando...
per la prima volta in due
- insieme -
sul palcoscenico.
cercando adesso
di iniziare ad indagare
la relazione che si instaura
tra due personaggi
che stando in scena
interagiscono tra loro.

il "come"
riprende dentro ognuno
la sua lotta con il "perché".
l'ansia di fare,
di apparire, non di essere,
domina e condiziona
i primi tentativi.
torno a parlare di un "vissuto"
che ogni personaggio reca dentro sé.
recente o passato,
un vissuto che non può non condurmi.
non dare il "senso" del mio essere lì,
in quell'istante,
in quel particolare contesto.
un vissuto che incide il mio presente.
la verità che attimo dopo attimo
plasmo improvvisando una verità.
ed è quel presente che mi proietta
in un futuro immediato,
e che è già presente,
e che è già passato,
e che mi consente di progredire
in un rapporto
che pietra dopo pietra
costruisco con il mio compagno di scena.
e riuscire a sfuggire
il mio quotidiano.
ove il mio improvvisare
non può non attingere
alla vita di ogni giorno,
ma mai esserne la "riproduzione".
il "rifare"  episodi
che non appartengono
al mio essere lì,
su quel palcoscenico.
alternativamente
due donne,
due uomini.
un uomo e una donna
danno liberamente respiro
ad "entità" che è improprio
definire personaggi
ma che lentamente cominciano ad ascoltarsi...
a cogliere sfumature l'uno dell'altro...
ad intuire un tempo ove è la parola,
ed un tempo ove è il silenzio.
e gli occhi, a cercarsi,
a tessere un filo che non annoda ancora,
ma che già labilmente lega.
relazionarsi...
credersi...
sinergicamente procedere...
"giocare".

i versi di pasolini, stasera.
una poesia in forma di prosa.
o la prosa che in pasolini
è sempre poesia.
parole semplici,
di ogni giorno,
ma capaci di una musicalità inusitata...
forti di una verità che induce a fermarsi...
crude senza volgarità...
senza ostentazione alcuna...

leggiamo.
una, due volte...
ognuno per capire,
controllando la voglia
già di interpretare...
un fatto di ogni giorno...
la storia di due uomini vicini e così lontani...
tre livelli diversi di narrazione...
analizziamo.
stasera non ci spingiamo oltre.

andiamo via.
ma prima degli usuali gesti
di ogni sera, dopo ogni lezione,
accade ancora,
per qualche istante,
di restare con gli occhi fissi su quei versi.
così.
in silenzio.

.......next
back

  ©le Officine Teatrali - tutti i diritti riservati - credits