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diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

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venerdì, 15 aprile
ancora su schintzler, stasera.
ancora il suo "girotondo".
dentro le parole...
oltre le stesse parole.
analizzare il testo,
cogliendo frase dopo frase
ciò che l'autore non dice,
ciò che l'autore non scrive,
ma che "è" dentro la drammaturgia
e dipinge i personaggi
di mille sfumature.
ora tenui.
ora più accese...
ed ogni colore
poi steso sulla tela che ognuno di noi
ha spiegato
ad accogliere le tinte
della propria emotività
quando essa comincia
ad ammantare di Sé
- ed ammantarsi insieme -
una "verità" che chiede
gesti parole pensieri.
che chiede di essere viva.
e adesso lo chiede a noi.

da un gesto narrato,
è il tempo...
una stagione che non può essere altra...
una notte silente o interrotta dal frinire delle cicale...
una notte lenta... o immediata...
ma sempre scandita dal tempo
di uguali parole.
uguali...
ma che smettono di essere tali
nell'attimo stesso
in cui il pensiero le elide dal testo
e le restituisce vive
- ancora diversamente vive -
sulle labbra di ognuno di noi.
non una "prostituta" ci racconta schintzler.
basta un improvviso alito di vento
a regalarle una nuova verità.
un movimento della testa...
una mano che si solleva
o che scivola lungo la gonna...
o che la stringe, la gonna...
solo questo perché
quelle stesse parole
restituiscano
- diversa -
la stessa donna di strada.
ma ogni cosa mai è semplicemente da Sé.
ed ecco che ancora tornano
ad affiorare nuovi perché.
nulla gratuitamente.
ogni mio atto ha una sua risposta.
chiara. limpida. esauriente.
a me per primo.
a me che per primo
devo poi donare,
avvolta in quella stessa risposta,
la verità di un'emozione.

si prova tutti sul palco.
ed ancora è forte la paura di sbagliare.
il disagio
che inevitabilmente cattura
quando corpo, occhi, parole
sono tesi a "dire" senza narrare
quell'esilissimo "qualcosa"
che si anima
di null'altro che di un pensiero.

molto più forti sono le parole di kushner.
donatella ha portato una scena
tratta da un suo testo.
sentimenti forti, crudi, diretti,
eppure lievissimi,
nella vicenda di due uomini
che si amano.
ognuno con la propria verità,
le proprie incertezze,
il proprio appartenere,
forse finora un inconsapevole appartenere,
ad altro... ad altri...
ed averne improvvisamente coscienza.
ed averne improvvisamente paura.
ed averne improvvisamente pudore.
e però osare...
per essere, osare.

leggiamo la scena.
più volte.
ed ancora sorgono domande.
misura del nostre crescere,
le domande che ognuno si pone.
che agli altri rivolge.
ancora una volta mi faccio da parte,
lascio che siano loro a dialogare,
a confrontarsi,
a misurare i propri perché.
e di nuovo leggiamo.
ancora.
ed è un attimo magico
quello in cui
ci si ferma
- è silenzio intorno -
e poi...
- "aspetta... rileggo..." -
e improvvisamente
tutti sappiamo
il "peso" di un nuovo granello di sabbia...

anche stasera non abbiamo badato all'orario...
ance stasera è subito tardi...
anche stasera lasciamo sul palco
- nel buio -
granelli di sabbia...


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