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diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

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lunedì, 18 aprile
flora ha subito nei giorni scorsi
un piccolo intervento.
riconoscere la sua sagoma in penombra...
poi un abbraccio...
forte...
non è mai stata lontana da qui.
lo sappiamo entrambi.

gli esercizi scorrono via veloci.
flora è tra noi.
sul proscenio, a destra.
è sempre stato quello il suo posto.
respirazione...
articolazione...
emissione...
e leggo in tutti la voglia di andare oltre.
di tornare alla parola...
al pensiero...
al gesto...

di nuovo tra le nostre mani
la scena di kushner.
di nuovo la crudezza, la nudità...
vocaboli nati privi di veli...
ed è però poesia.
nel seguire lo sguardo
di ognuno dei suoi due personaggi.
il naturale mutare del guardarsi.
già questo intuire.
ed il mutare ancora
il respiro di ognuno
accusando su di sé
gli occhi dell'altro.
e la complicità si fa una lama sottile
che recide i fili che trattengono
l' istintivo vicendevole fluire.
li ascolto parlare.
in silenzio,
amo ascoltarli.
li seguo mentre pedinano
quei due personaggi
nei vicoli più stretti dell'anima.
i più bui.
li scopro...  mi scopro...
a percorrere le mille volute
che è capace di assumere
un'emozione...
ed improvvisamente,
in ognuno di loro,
ritorna il vissuto...
il "non vissuto"...
quegli attimi che uno per uno
hanno fatto,
e fanno,
i nostri giorni...
e da quegli attimi,
dal ricomporre frammenti lontani,
si plasma il pensiero...
la verità...
che ora non è la mia,
che appartiene a kushner,
ma che pure la mia verità ha preteso,
avidamente,
per essere ancora,
verità,
in ognuno di noi.

leggiamo.
ancora silenzio intorno.
la voce assume tinte diverse.
li ascolto.
li vedo guardarsi attorno.
distinguo nelle loro parole
le mura della casa
dove si muovono...
dove dialogano...
dove si scontrano...
dove si abbracciano
i due "angeli in america"...
e so che la casa che io adesso vedo...
i gesti, le parole, gli atti che intuiscono
e che adesso vivono in me...
stanno vivendo in questo istante
in ognuno di noi...
ma in nessuno, identici.
è per ognuno di noi una casa...
gesti parole atti...
che vivono nella misura in cui
vivono in me le parole lette
dai miei compagni...
ed è emozione.
ora sì.
è emozione.

alessandro ha un'intuizione che mi stupisce.
ne parlo con lui.
-"è giusto... ma non mi arriva addosso...
  non mi lede..."
-"come devo fare?"
-"lo scoprirai da solo...
  lo scoprirai col tempo..."
-"quando?"
-"non posso risponderti io...
  solo il palcoscenico potrà dirtelo, il quando...
  tu ascoltalo... senza fretta..."

anche stasera l'orologio ci sorprende.
andiamo via.
mi aspettano.
mentre chiudo il portone
li sento ridere... scherzare... giocare...
e fra tutte,
per me,
è forse questa
l'inaspettata
emozione...


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