diario d'officina serata d'autunno incalzante. per la prima volta di nuovo, stasera il portone di legno che già ha accolto "cose di noi" torna a schiudere i suoi battenti. e si ritrovano percorsi... odori... suoni... ancora trame di un discorso interrotto. mai spezzato. la luce fredda di neon si scalda scivolando lungo i muri d'avorio pregni ancora di emozioni vissute. stasera di nuovo voci ricominciano ad inseguire sorrisi. i sorrisi le voci. occhi nuovi scrutano... e ritualmente si ripetono gesti mai rituali. riprendiamo il cammino. semplicemente. semplicemente. senza scarpe di nuovo... . . . . . . . . . . . . . . di nuovo l'ultimo ad andare via. di nuovo la sala buia. ma non è vuoto. come luminescente foschia riprende forma, né basta a se stessa, la voglia di forgiare emozioni. e donarle. e la sento addosso. e si richiude alle mie spalle dopo aver ceduto ai miei passi che la fendono. per un attimo mi giro... allungo una mano... fino a quanto illusoria la sensazione di "tenere" tra le dita l'inconsistente essenza che ci farà essere qui ancora domani? le voci dei ragazzi... di fuori... sorridendo ritorno a chiudere il pesante portone di legno... index |  | venerdì, 5 maggio 2006 ancora una pausa: il 1° maggio... poi altre giornate, lunghe... programmazione, contatti, rapporti... l'estate alle soglie. scoprire... o meglio "riscoprire" poco distante da roma una rocca aggrappata su un colle. così, calcata... e l'incontro casuale con una donna di lì. una giovinezza non sfiorita dalle rughe del viso che non rubano luce ai suoi occhi. e nuove trame di nuove discorsi si intrecciano attorno ad una tazza di te... tra abiti antichi in una bottega ricavata in un basso che profuma di incenso... e di tempo... basta poco a riconoscersi. saremo a calcata, a fine giugno... forse per non lasciare tra le "cose per caso" quell'incontro... forse per costruire ancora... un piccolo dono, stasera, dopo tanti ricevuti. un piccolo dono per tutti. un gesto... un simbolo... una cosa che so che per noi assume una valenza diversa. è stato naturale. voluto, ma naturale. così come tanti dei piccoli eventi che segnano i nostri giorni nelle officine. e che ci fanno essere più uniti. ogni giorno un po' di più. sul palcoscenico. a terra. riprendiamo gli esercizi sulle variazioni di tono. sulle altezze vocali. ancora associando immagini alla respirazione. ed all'emissione, poi. lavoriamo su tre note. media. bassa. alta. senza sforzare. cercando una diversa tonalità all'interno della quale muoversi senza alcun disagio. il suono emesso dai ragazzi è sempre più pulito. più forte. più sostenuto. di fianco a loro, da una parte, li guardo... stesi uno accanto all'altro... la regolarità del loro respirare... la precisione nell'esecuzione dei singoli esercizi... le determinazione a "crescere"... a spostare un po' oltre, ogni volta, il confine del proprio "agire"... che non è mai un limite, ma sempre un traguardo da raggiungere... e da superare... Ché già un nuovo traguardo si pone innanzi. così il nostro vivere le officine. così stasera. e forse reciprocamente, i ragazzi ed io, non stiamo che credendo in un sogno. ed in quel sogno, il nostro progredire, uno accanto all'altro. sono in piedi gli ultimi esercizi. ancora respirazione. ancora emissione. ancora voglia di fendere l'aria. e lasciarlo scivolare, giù, libero, il "suono"... torniamo a lavorare sul coro. gli argomenti trattati nelle ultime lezioni stasera trovano un nuovo significato nel nostro affrontare il "gioco dell'eroe". è una consapevolezza maggiore dei meccanismi di questo gioco estremamente rigoroso. rigore che è in ciascuno di noi. che identico deve essere in ognuno dei compagni di scena. lo ripetiamo per un paio di volte. inseriamo delle lievi varianti che obbligano a tenere desta, senza posa, la nostra attenzione. controllo del proprio corpo. controllo dei compagni. controllo dei movimenti. controllo dei rapporti. e si avverte in ogni passo da ognuno compiuto una "presenza" che riesce a traslare questa pedana bagnata dai neon nel cuore dell'orchestra di un teatro antico. è silenzio. adesso è silenzio - solo gli occhi parlano, guidano, impartiscono ordini, conducono - durante lo snodarsi del gioco che conduce alla formazione del coro. ma non basta. una volta che riconosco i ragazzi padroni del loro gioco, introduco una nuova variante. un solo verso, rubata alla divina commedia, a scandire - quasi un dialogo - i rapporti tra l'eroe ed il coro. adesso non è più soltanto il proprio corpo, il proprio movimento, a dover trovare una simbiosi con gli altri. adesso è di più. adesso è anche la voce. la difficoltà affiora da subito, nel cercare di coordinare il movimento... lo sguardo... la battuta... e di questi tre elementi crearne "uno solo" capace di imprimere al coro i tempi... i ritmi... i gesti voluti. si prova un paio di volte. reciprocamente clementi tra loro, l'eroe ed il coro perdonano l'un l'altro piccole imperfezioni... incertezze... insicurezze. ma non ci fermiamo. andiamo ancora avanti. fino alla prova in cui - imperfezioni incertezze insicurezze ancora - l'eroe ed il coro cominciano lentamente a dialogare tra loro. è una tensione leggera tra i ragazzi. tesi verso la fine dell'esercizio come appesi ad un filo nel timore che un errore quel filo possa improvvisamente spezzare... si arriva in fondo, invece. fino in fondo. e quel filo lo spezziamo noi, volontariamente, adesso, uscendo fuori dal gioco con la certezza di essere stati, per qualche istante, quel gioco. spegniamo le luci. leggiamo dei nuovi testi stasera. distribuisco le copie mentre i ragazzi - curiosi - già scorrono i fogli. di tutti, galileo. scritto da campanile è una pagina esilarante, di quella comicità che ha reso non ancora eguagliata la cifra stilistica dell'autore e giornalista romano. i ragazzi ne rimangono conquistati. affascinati. divertiti. e galileo, stasera. cominciamo a leggere. pochissimi autori contemporanei hanno provato ad emulare in qualche modo la genialità e novità che ha fatto di campanile uno dei primi avanguardisti. il gusto della lingua che si estrinseca comicamente nel provocare una serie di equivoci che nascono dalla struttura letteraria, o dal significato, della parola stessa. tra galileo ed il granduca l'equivoco sorge quando lo scienziato si precipita innanzi al suo principe comunicando di aver scoperto che il pianeta terra si muove. e di averlo scoperto "col pendolo". dall'affermazione di galileo all'aver acquisito, da parte del granduca, che il pianeta si muove "colpendolo" il passo è brevissimo... i ragazzi ridono spesso durante le prime letture. io con loro. ma poi ai sorrisi segue anche su campanile l'analisi attenta, puntigliosa, di quel suo scritto. la necessità di trovare una via, una "verità", verso quella sua comicità. verso quei personaggi così umani nella loro ingenua semplicità; così cronicisticamente "reali" nel loro articolarsi attraverso il testo, ed insieme assolutamente surreali. ma un surrealismo mai voluto, forzato, che piuttosto sembra naturalmente pregnare ogni loro atto, gesto, parola. e lungo questa strada intuiamo la via per restituire una "verità" a galileo e allo stesso tempo restituirlo alla immaginaria platea che anche stasera anima la sala buia delle officine. cominciamo di nuovo a leggere. in coppia: galileo; il granduca... per prima cosa invito a non forzare in senso comico, la lettura del testo; invece abbandonarsi ad essa cercando di dare ai personaggi quella stessa verità di cui sono latori. non cercare una via surreale: si rischierebbe di caratterizzare... o peggio, caricaturalizzare... la surrealità di galileo e del granduca è nella stessa scrittura tramite la quale campanile dà vita ai suoi personaggi. i ragazzi leggono. a rotazione, tra noi. una coppia diversa, adesso. staccarsi dal testo. staccarsi dalle parole. sentirle nascere in sé perché "effetto" - già la prima - di qualcosa che ne è causa... e questo qualcosa non può risiedere in nessun altro se non nel mio interlocutore. ascoltarsi è più di una necessità. è il proprio compagno, la sua "verità", la "verità" del suo personaggio ad essere misura del personaggio cui adesso si dà vita. sembrava più semplice, campanile... mille sfumature scopriamo ad ogni parola... mille sfumature vogliamo restituire... dobbiamo restituire... qualcuno "in platea" ha pagato 50 centesimi per comprare una lacrima... o un sorriso... e la comprata da noi... e non sono parole mie... è eduardo che parla... .....next back |