il laboratorio la didattica i corsi la struttura la stagione direzione artistica info
 
diario d'officina

diversamente...
solo allungare una mano
e lievemente
coi polpastrelli
spingere,
perché di nuovo si schiuda
il vecchio portone di legno
delle officine.
come se mai avesse echeggiato
- già un'estate è trascorsa -
il suo ultimo "clack",
breve secco,
l'usuale lucchetto freddo d'acciaio
scivola via ancora, tra le asole di ferro battuto.
odore di chiuso
viene incontro
come correndo, sfuggendo,
oltre l'uscio socchiuso
contendendo il passaggio
ai raggi di sole
che lacerano la penombra
in brandelli che si allungano
sul pavimento
precedendo passo dopo passo
i miei passi...
e sono passi
che già mi conducono
attraverso un'altra stagione...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

le parole tracimano
il tempo.
si condividono
usuali gesti
che ritualmente ormai
segnano la fine
del nostro giorno.
ci si sofferma
aspettando d'essere tutti
attraverso il lungo corridoio
che si apre a quella realtà
per ore barattata
tra queste pareti
in cambio di briciole di verità.
è buio di nuovo
oltre il portone di legno.
intorno, notte spezzata
da luci di quarzo,
nel vicolo.
per qualche istante
ancora insieme.
noi.
tutti.
e come profumo
il teatro
ancora ci avvolge.



index

 



lunedì, 15 ottobre 2007
le parole;
i gesti;
gli sguardi d'intesa;
la dialettica,
contraddittoria a volte,
mai sterile,
pacata sempre,
che spesso si accende;
le domande...
le risposte...
i perché
che restano sospesi
in attesa
di qualcosa
che li sleghi
e li lasci fluire
oltre invisibili,
esigui argini;
sorrisi che scandiscono
la scoperta
di vie
che improvvise
si rivelano;
ed altri sorrisi,
quelli che celano
il pudore
di una "meraviglia"
che non ha avuto genesi...
repentine immagini
di ciò che è appena stato,
di un vissuto
consumato uno accanto all'altro,
sul palco,
in ore sempre troppo veloci,
immagini che di nuovo
si srotolano
ogni volta
io torni a schiudere
le pagine
di questo diario
ed ancora altre "parole"
lascino in qualche modo traccia
del nostro
"vivere"
le officine.
così anche adesso...
dopo che le luci,
si sono spente
sul nostro giocare
all'improvviso.
in scena.
ma sono luci
che si spengono
solo sul palco.
quelle brevi emozioni
continuano ad "essere",
per un po' ancora,
dentro ciascuno di noi.
e di nuovo qui,
brevemente,
nel silenzio
di una pagina.
ed è come se in trasparenza
prendessero nuovamente corpo
"istanti".
giacché null'altro
che istanti
è questa nostra "arte"
- mestiere antico
  quanto quello
  delle puttane -
a cui vendiamo
pezzi d'anima
agognando
un "domani"
scandito da vite fragili,
non nostre,
che si consumano
in fretta,
ogni sera,
tra i movimenti lenti
del velluto di un sipario.
ed in quest'ondeggiare
di tele,
immaginario,
amo collocare,
adesso,
il nostro giocare
sul palcoscenico
inseguendo
anche oggi
Un "ricordo".
ed il nostro gioco
ha un incedere
lieve,
senza fretta,
cercando
di frammentare,
per poi ricomporre,
per poi frammentare ancora,
ogni nostra azione.
per acquisirne consapevolezza.
per averne percezione esatta.
per sfuggire un descrittivismo,
o,
più facile rifugio,
la narrazione,
che l'improvvisazione stessa
sembra offrire
ed al cui invito,
inconsapevolmente,
ognuno infine cede.
ed il nostro conversare,
ancora una volta,
ma stavolta diversamente,
si sposta sulla nozione
di tempo;
sulla capacità,
sulla necessità,
di ricondurre in un "tempo",
che fluisce nello stesso "tempo"
dell'azione scenica,
il "tempo" di un ricordo.
ed esso diviene
causa condizionante
il "presente"...
ogni agire
che adesso "è",
che in questo "presente"
- ed è un presente teatrale -
si svolge
sulla scena.
un "ricordo"
non fa cessare di piovere,
né rende più caldi
i raggi del sole,
ma può certamente,
un ricordo,
lasciare che la pioggia
ci bagni,
incapaci noi di cercare un riparo.
o farci sfuggire,
come accecanti adesso,
i riflessi di un tepido sole.
ed ancor più,
nell'astrazione di un quotidiano,
ritrovare il fremito
di qualcosa
che è stato
e che ancora
non smette di essere.
ripercorriamo
brani di drammaturgia
che abbiamo letto,
ed analizzato,
insieme.
torniamo
su studi,
o forse erano semplici tentativi,
intorno alla verità
di personaggi che sono latori
di storie,
leggende,
racconti...
ricordi.
e che abbiamo vissuto,
qui,
insieme,
su questo piccolo palco.
e mi accorgo
che in realtà
stiamo solo cercando un filo
nell'intricata matassa
ove sempre
si nasconde
quella "verità"
che non ci stanchiamo
di inseguire.
e lentamente
arrivano piccole intuizioni...
lentamente
le parole
del nostro confronto
divengono azione scenica...
lentamente,
lottando per primo il disagio
che nasce
misurandosi con qualcosa
che ancora non teniamo
- saldo -
nelle nostre mani...
lentamente,
rubando l'uno all'altro,
ed in quel rubare
completandosi
l'uno nell'altro...
lentamente
"è" il ricordo...
lentamente.
come tutte le cose
che passo dopo passo
sentiamo infine essere nostre.
realmente, nostre.
non so
cosa a loro,
ai ragazzi,
a quanti di loro, domani,
possano vivere
l'emozione
di una favola
raccontata
tra i movimenti di un sipario,
possa mai restare
di un "ricordo"...
o di una qualunque sera
vissuta in questa vecchia stalla
nel cuore di trastevere
dove vivono le officine.
ciò che voglio credere
è che in essi
non svanisca
la voglia di "dubitare"
che adesso
ci sta nutrendo...
il bisogno
di essere
liberi
di poter "dubitare"...
o solo
la necessità
d'essere liberi...



non importa
se quel teatro
ha sempre avuto porte chiuse
verso chiunque bussasse...
non importa
che ogni stagione
sia stata prevedibile
ancor prima d'essere scritta...
non importa
se quel teatro
fosse un altro
dei tanti
templi
senza divinità...
passavo per strada,
già qualche mattina fa,
quando davanti alle porte
di quel teatro
ho visto
cataste di mattoni rossi
e tondini di ferro
dove impilarli...
e cartelli
ove si bandiva
il proprio diritto a non morire...
non serviranno certo a nulla
le poche righe
che  un diario
rivolge ai suoi sette lettori...
ma ho voglia di dirlo,
di urlarlo
se potessi,
che ogni volta che muore un teatro,
qualcosa di noi, muore...
e di più...
muore qualcosa
che è un'ipoteca
sulla "crescita",
sulla cultura,
sulla libertà
di ciò che più di ogni cosa
è prezioso
in ogni società:
il nostro domani.
i nostri figli.

.....next
back
 

  ©le Officine Teatrali - tutti i diritti riservati - credits