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diario d'officina

diversamente...
solo allungare una mano
e lievemente
coi polpastrelli
spingere,
perché di nuovo si schiuda
il vecchio portone di legno
delle officine.
come se mai avesse echeggiato
- già un'estate è trascorsa -
il suo ultimo "clack",
breve secco,
l'usuale lucchetto freddo d'acciaio
scivola via ancora, tra le asole di ferro battuto.
odore di chiuso
viene incontro
come correndo, sfuggendo,
oltre l'uscio socchiuso
contendendo il passaggio
ai raggi di sole
che lacerano la penombra
in brandelli che si allungano
sul pavimento
precedendo passo dopo passo
i miei passi...
e sono passi
che già mi conducono
attraverso un'altra stagione...
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le parole tracimano
il tempo.
si condividono
usuali gesti
che ritualmente ormai
segnano la fine
del nostro giorno.
ci si sofferma
aspettando d'essere tutti
attraverso il lungo corridoio
che si apre a quella realtà
per ore barattata
tra queste pareti
in cambio di briciole di verità.
è buio di nuovo
oltre il portone di legno.
intorno, notte spezzata
da luci di quarzo,
nel vicolo.
per qualche istante
ancora insieme.
noi.
tutti.
e come profumo
il teatro
ancora ci avvolge.



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...luglio 2008
felice stagione
quella vissuta
nel corso dei mesi scorsi.
felice stagione,
ma che ci ha condotto
lontano da queste pagine.
quando gli impegni
si fanno vieppiù pressanti
e poco è lo spazio
per le mille parole
che si vorrebbero dire.
per le piccole cose
che si vorrebbero condividere;
anche da una finestra così piccola.
chiediamo scusa
ai nostri sette lettori.
ma ancora una volta
prediligiamo il silenzio
a quella fretta
che è spesso
anticamera
di una superficialità
che mai è appartenuta
alle officine
né a questo diario.
narrare adesso
tutto ciò che è stato
sarebbe lungo.
lezioso, forse.
credo che una sola parola
valga a dire
l'inverno delle officine:
"sorpresa".
sorpresa nello scoprire
neologismi e accenti
di una lingua,
quella del teatro,
che non smette di rivelarsi
diversa sempre.
sorpresa
per gli incontri
con persone e luoghi
che non conoscevamo
ma che hanno ancora
incessantemente nutrito
la nostra ambizione
d'appartenere al teatro.
sorpresa
per tutte le volte
in cui nessuno è bastato a se stesso.
né è scemata
o svanita
la voglia di continuare a provare.
ancora una volta,
provare.
sorpresa
per i legami
che i giorni hanno costantemente
rinsaldato
divenendo ognuno
una piccola parte
delle officine.
poi,
ma ha poca importanza,
rimane un pizzico di amarezza.
ma è compagna fedele
di ogni viaggio,
l'amarezza.
preferiamo accantonarla.
rammentare gli istanti belli,
o quelli difficili,
che ci hanno visto
insieme
sorridere o versare invisibile lacrima.
camminiamo
nella certezza
di andare incontro
a un sole.
il resto rimane
alle nostre spalle.
e la nostra ombra
lo copre.

tra un paio di mesi
le officine
riprenderanno il loro percorso.
la vita vissuta
nella passata stagione
non è stata diversa
da un alito
consumato in un inapparente
tempo
scivolato via
come acqua tra le dita.
ne è sazia
la voglia di attingere ancora
a quella sorgente
ove nascono,
giorno dopo giorno,
le emozioni semplici
del nostro
essere teatro...



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