diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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lunedì, 29 novembre
molti assenti questa sera.
capita.
impegni diversi e coincidenti.
egoisticamente ne approfittiamo un po'...
un'occasione per approfondire ancora di più
quelle basi tecniche su cui stiamo costruendo
le fondamenta di un lavoro sull'attore.
si lavora singolarmente, prima.
poi in coppia.
poi singolarmente ancora.
respirazione. emissione. voce. dizione. disarticolazione corporea.
non solo acquisire una sequenza.
soprattutto iniziare ad apprezzare un tempo
che è ritmo dentro di noi.
e diverso per ognuno di noi.
e gli occhi conducono attraverso uno spazio
sempre più meno estraneo al proprio corpo.
rapportarsi.
immaginare un luogo in un tempo.
rapportarsi.
ricreare ruoli.
rapportarsi.
ancora distinguibilissima la vita di ogni giorno
che prova a intrecciarsi con vite non più lunghe
degli istanti di una verità sfiorata.
poi sorrido.
sul palcoscenico nessuno pensa più a "dove"
o "come" mettere le mani...
sono di nuovo ciò che sono...
semplicemente mani.
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