diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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.
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.
.
.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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venerdì, 03 dicembre
l'aria è pregna d'umido e odora di pioggia.
fumo una sigaretta lungo il "mio" vicolo.
c'è una trattoria-casa poco oltre. all'angolo.
il padrone è sull'uscio. fuma anche lui.
ci salutiamo con un sorriso. con un gesto ampio della mano.
ed in quell'attimo, in quel vicolo,
in quella consuetudine semplice e vera
riconosco gli infiniti granelli di sabbia
che non smettono di scolpire le mura, le strade,
i sampietrini di questa città.
e roma mi dona ancora il suo volto.
senza maschera.
donatella mi viene incontro.
ci riconosciamo subito.
il sorriso avanza le parole già scritte.
farà lezione con noi stasera.
non c'è monotonia negli esercizi.
ogni tanto il silenzio è spezzato da una battuta.
si sorride insieme.
ed il lavoro diviene più lieve. perde peso.
peso... non intensità.
le improvvisazioni sono brevissime stasera.
pochi minuti.
qualcuno si sente spiazzato.
improvvisamente spiazzato.
- "perché?"
- "basta un gesto a raccontare una storia... il resto è superfluo...
mi hai già detto chi sei... lasciami immaginare, adesso"...
non diversamente prende forma
sul palcoscenico nudo una finestra... una casa spoglia...
l'anta di un armadio lasciata distrattamente aperta...
si incide in me... in noi...
e ritorna.
naturalmente...
in un gesto.
semplicemente...
- "ma è distante la pizzeria?"
sorridiamo...
ed anche stasera le luci si spengono.
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