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diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

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venerdì, 10 dicembre
anche stasera una visita.
si apre in un sorriso, maria, presentandosi.
lo stesso che noi tutti riserviamo a lei.
stasera è tornato anche alessandro.
motivi di salute gli avevano impedito di essere in laboratorio.
adesso è qui anche lui.

respirazione. movimento. coordinazione. equilibrio.
si lavora su questo.
la via di fuga delle mattonelle
è un immaginario nastro sospeso nel nulla.
lo percorro lentamente.
lo sguardo fisso davanti a me.
le braccia, le mani, la testa seguono un loro ritmo.
diversamente il passo.
il tempo scandito dal  respiro.
sul palcoscenico torniamo per dare ancora vita al nostro "coro".
più rigide le regole.
più severi con se stessi e con gli altri.
e ci si comincia lentamente a muovere come se uno solo,
per tutti identico,
fosse l'impulso da cui nasce ogni gesto.

una sedia è un frigorifero.
si improvvisa ancora.
senza mimare. senza parlare.
nel mio saziare la mia sete, o la mia fame,
trovo la verità di un giorno qualunque.
gli occhi di tutti mi osservano.
uno per uno ci si alterna in scena.
per tutti, poi, alla fine, la stessa domanda...
- "perché?..."
e si incide come con un bisturi l'azione appena compiuta.
senza mimare. senza parlare.
solo il pensiero guida il mio agire.
ed è forte. ed è netto.
ed ognuno, su un palco nudo ove è solo una sedia,
distingue un luogo, un tempo, un'emozione...
un "perché"...

- "scivolano via velocissime quattro ore..."
maria è seduta accanto a me.
intorno a noi, gli altri...
e tra un sorriso, una battuta,
un continuare a dialogare di teatro,
si avvicina una signorina... - "la margherita per chi?"

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