diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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.
.
.
.
.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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lunedì, 13 dicembre
alessandro torna ad integrarsi nel gruppo.
torna ad imporre le sue mille domande.
ci si butta dentro, alle cose.
ha voglia di provare.
e fretta di recuperare un mese perduto.
c'è un po' di stanchezza.
o forse sarà l'approssimarsi delle vacanze di natale.
stasera pochi esercizi.
voglia di giocare.
in cerchio ognuno dona all'altro una parola.
quello la coglie e la trasforma in un gesto.
in un movimento.
e subito offre ad un altro un'altra parola.
un colore... un odore... un aggettivo semplice...
uno dopo l'altro... lettera per lettera...
dalla "b" alla "zeta"...
chissà perché abbiamo cominciato proprio dalla "b".
poi singolarmente, sul palco.
ognuno prova a ricordare la sequenza "offerta" o "vissuta".
da banderuola a zinco.
senza fermarsi i gesti diventano quasi coreografia...
si susseguono senza soluzione.
diversamente.
da "banderuola" a "zinco".
prova ad immaginare, adesso,
a chi appartengono questi gesti...
- "ho bisogno di chiedermi un perché..."
- "non adesso... non subito... istintivamente, adesso...
abbandonati ad un'emozione..."
figure di donna e di uomini percorrono così la scena...
da "banderuola" a "zinco"...
e comincio a capire che teatro è cogliere sfumature...
raccattare granelli di sabbia e poi ricomporli...
e dune uniche sono spazzate da venti mai uguali...
senza forzature nasce un applauso...
poi un secondo...
poi...
mi guardo intorno.
forse stasera non potevo ricevere dono più bello.
più vero...
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