diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
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sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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venerdì, 17 dicembre
ci siamo quasi tutti stasera.
donatella ha il bimbo malato.
è bello e semplice come il quotidiano abbia preso
a imbastire i suoi fili con quelli del laboratorio.
naturalmente.
sul palco ognuno conosce ormai il proprio posto.
li osservo.
e sorrido dentro di me.
da due anni flora sta avanti. a destra.
da due anni prova a spostare col suo respiro
la parete in fondo alla sala. lo spigolo di fronte a lei.
non diversamente, stasera.
gli esercizi sono solo un'apparente routine.
giorno dopo giorno prendono la forma
di un mettere alla prova se stessi.
fino a spingersi al limite massimo.
ma senza forzature.
più d'ogni altra cosa la levità e il pensiero
conducono a conoscere se stessi.
così maria, per la seconda volta con noi,
inizia già a scoprire la differenza
tra ciò che è corretto e ciò che non le appartiene.
e le immagini... le mie e le sue... la conducono.
come un discorso interrotto riprendiamo il "gioco"
interrotto qualche giorno fa.
di nuovo in cerchio.
di nuovo parole divengono immagini.
di nuovo immagini sono l'ordito su cui si forgia
l'ipotetico personaggio che l'emozione detta.
è l'ironia, è l'amore, è una madre...
domenico... maria... cesira...
francesca non era mai rimasta tanto sul palco.
la provoco.
ripete più volte il percorso che ha tracciato.
ed ogni volta è un particolare in più.
piccolo.
in più.
flora non parla.
ma i suoi gesti e i suoi occhi incidono - forte! - una donna
in ognuno di noi.
valentina è per ultima.
di nuovo, spontaneo, nasce un applauso.
è per lei. è solo per lei.
lunedì qualcuno sarà già via.
stappiamo una bottiglia di spumante.
- "buon natale..."
- "felice anno..."
lunedì saremo in pochi.
non importa.
saremo noi.
un po' di spumante cade sul tavolo...
- "porta bene..."
e sorridiamo.
mai come adesso le officine appartengono ad ognuno di noi.
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