diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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.
.
.
.
.
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.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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lunedì, 20 dicembre
qualcuno è partito già.
è l'ultima lezione prima di natale, stasera.
flora è raffreddatissima. come me.
ma è qui comunque.
con un'insolita flemma si dialoga un po'.
poi ci ritroviamo sul palco.
- "prova a creare un'immagine con il tuo respiro.
prova ad associarlo ad un pensiero.
e dagli forma, poi.
con il tuo respiro."
vorrei che ognuno desse determinazione,
la propria determinazione,
ad un fatto cha appare meramente biomeccanico
ma che in realtà è la prima tangibile manifestazione
d'ogni episodio investa la nostra emotività.
maria traccia dei cerchi col suo fiato.
non intuisco cosa si celi dietro,
ma avverto il diaframma che si articola
ora più lievemente,
ora con più incisione.
...è pensiero?
anche stasera decidono loro come giocare.
donatella vede un corridoio, tre porte.
- "si sceglie l'ultima..."
sia.
uno per volta sul palco.
ancora senza parlare. ancora senza mimare.
ancora far vedere tutto senza dover mostrare nulla.
le improvvisazione corrono via veloci.
bastano pochi secondi a percorrere un corridoio,
a scegliere una porta.
ma io voglio vederlo, quel corridoio.
il colore... l'ampiezza... la luce...
...giorno o notte?
e la porta?...
aperta... chiusa...
e sopra ogni cosa voglio intuire
il "perché" di ogni cosa.
e si comincia a provare... a riprovare...
ed alla spontaneità delle prime prove
si comincia a insinuarsi il "disagio" di un ripetere...
di un vedersi... di un misurare...
passi... gesti... respiro...
pensiero.
ed in quel "disagio" è il cercare il proprio "perché".
una motivazione che mai può restare solo mia
ma che sempre deve raggiungere chi mi osserva.
è già tardi quando si finisce di percorrere
l'ultimo corridoio.
- "buon natale..."
stavolta senza spumante.
solo un abbraccio. solo un sorriso.
di quelli senza "perché"...
flora ha lasciato la sua liquirizia sul pianoforte...
la lascio lì...
mi piace pensare che la ritroveremo il 7 gennaio.
spengo le luci.
mi tiro dietro il portone di legno.
..................clic-clac!
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