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diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

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lunedì, 10 gennaio
nel buio della sala echeggiano le note di un flauto.
poi il ritmico battere delle percussioni.
il canto di laura.
la voce di alessia.
i ragazzi arrivano in silenzio.
in silenzio rimangono in piedi, in fondo alla sala,
nella penombra.
senza fatica si imbastiscono gli eventi.
senza fatica, quando il rispetto è reciproco.

cominciamo il nostro lavoro.
oltre la respirazione, la voce.
articolando, si associa alla respirazione, l'emissione.
una "m" masticata a bocca chiusa,
controllando la contrazione del diaframma.
ognuno cercando l'origine di una nota che appare incerta,
tremula ancora.
iniziamo a giocare con le vocali.
in un ritmico ripetere, poi, le consonanti,
una per una, si vestono di suono in ogni fonema.
le vocali chiuse. le vocali aperte.
con nettezza, determinazione, senza fermarsi.
il diaframma sostiene.
dal palcoscenico, il suono invade le officine,
come volesse spalancare la finestra chiusa  in fondo alla sala,
di fronte a noi.

esercizi semplici seguono poi.
quasi circensi, per sviluppare la fiducia nel compagno.
chiudere gli occhi e lasciarsi cadere,
certi della presa sicura di chi è dietro di noi.
qualcuno si diverte.
-"come volare..."
qualcuno non riesce a superare la paura.
ma ci prova comunque.
una, due... tre volte...

si ritorna sui tre versi di marquez.
giorgio non li aveva mai letti.
è qui con noi per la prima volta.
anche stasera nessuna interpretazione.
solo continuare a studiare, ancora,
la logica di quelle parole scritte;
il significato che si cela dietro ognuna di esse.
poi tecnicamente.
scandendo ogni sillaba prima,
percorrendo ogni rigo come planando sull'acqua, poi.

il tempo corre veloce anche stasera.
venerdì non ci vedremo.
recupereremo mercoledì il nostro lavoro.
ma nel darsi appuntamento alla prossima lezione
- lo avverto forte dentro di me -
è una sensazione che solo gli occhi sanno dire...



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