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diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

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venerdì, 11 febbraio
è entrata senza fare alcun rumore.
poggiata contro la parete
ci ha osservato dialogare per un po'.
solo dopo mi sono accorto di anna.
giovanissima, avvolta nel suo cappotto nero,
silenziosa come temesse di interrompere qualcosa...
viene da padova, anna.
mi chiede delle officine.
parliamo un po'... le racconto...
le chiedo di restare con noi se ne ha voglia.
accetta. timidamente accetta.
e gli altri già l'avvolgono
nel tepore che non è di una stufa...

riprendiamo i nostri esercizi.
cesira mi è accanto stasera.
conduciamo insieme la lezione tecnica.
riconosco nelle sue mani il mio modo di controllare...
lavoriamo ancora associando respirazione ed emissione.
sento le loro voci sempre meno imbrigliate.
maria cresce.
lezione dopo lezione. un po' di più.
un gesto di stizza di flora...
impaurita ancora, anna... ma scrutando curiosissima...
...e con la voglia di provare.
di fare.
dalle loro frasi... dai loro gesti...
dalle loro domande sempre meno generiche,
ma via via più precise, particolari,
tese a indagare dettagli,
colgo la capacità che ognuno sta acquisendo
di "gestire" il proprio strumento...
e la voglia di tendere
ad un'armonia che non è più semplicemente
un fatto tecnico.
ba... bè... bé...
tutti insieme, in cerchio...
ma adesso tutti ad occhi chiusi.
cercando di "ascoltare" il compagno...
intuire - ad occhi chiusi - l'attacco...
cercando di essere "coro".

poesie d'amore.
poesie di guerra.
brecht.
e levi... primo levi...
in pochi fogli sparsi sono vergate emozioni
che il tempo non ha sbiadito.
non  sbiadisce.
le leggiamo senza fretta.
tutte.
uno per uno alternandosi.
poi sul palcoscenico.
su un inesistente fondale
si stagliano frasi lievi
che come un tarlo cominciano ad annidarsi
nei mille perché che sorgono ad ogni parola...
e che scavano...
dentro noi scavano...
dentro chi tra noi è madre...
o figlio...
né mai  è una
la vita... la verità... cui assurgono.
o tendono.
ci fermiamo spesso.
parliamo.
i pensieri di tutti si misurano su una bilancia senza ago.
l'uno nell'altro si completano, a volte.
a volte si scontrano.
in "un panno steso ad asciugare..."
scopriamo la vita che riprende.
scopriamo la morte che porta via ma non strappa.
non sradica...

andiamo via.
anche stasera raccatto la carta del cioccolato.
ne è rimasto ancora un cubetto.
lo mangio.
vano tentativo di ingannare il mio stomaco.
spengo la luce.
buio...

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