diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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lunedì, 14 febbraio
nessuno di noi aveva ancora scorso quei versi di brecht.
li legge cesira, per prima.
lentamente. per capire; lentamente.
insieme capire.
comprendere.
carpire al di là delle parole,
ciò che è celato dietro le stesse parole.
come granelli sparsi
le parole si ricompongono
in una piccola duna
ove covano emozioni
che inseguono una loro genesi.
"esplicitare" non è una parola che amo
ma è forse quella che meglio restituisce
il senso di un lavoro
teso a portare fuori da sé...
agli altri...
ciò che si avverte in sé.
ma improvvisamente ogni cosa appare "inadeguata"...
la voce...
il gesto...
non il pensiero.
quello è vivo.
dentro di me.
e pulsa.
il disagio e l'impazienza...
il "giudicarsi"...
prendono forma in un gesto di stizza.
né legno... né ferro... Né argilla...
siamo noi stessi
la "materia da plasmare"...
campanile sguscia inaspettato
dai fogli di enrico.
tra "gli uomini illustri" è galileo...
una ventata di ironia, invade...
il sorriso...
la sorpresa di chi non conosceva quella pagina...
proviamo a giocarci.
confrontarsi non più con una poesia
ma con un piccolo brano
dove "vivono" due personaggi...
è presto.
è ancora presto.
ma la voglia di giocare,
la loro come la mia,
prevale.
ma non è goliardia.
quel pezzo diventa un pretesto
per materializzare una meta...
un traguardo da raggiungere...
un percorso fatto di pensiero...
di perché...
delle mille non diverse domande
che ogni volta ci poniamo.
ma stavolta,
per la prima volta,
è soprattutto la "tecnica" a mostrare nitidi
i ciottoli di un sentiero.
e diversamente,
anche adesso,
torna la consapevolezza che teatro
non è quello che avverto.
quello che gli altri colgono in me...
vivono attraverso me...
l'emozione che è da me, e non in me...
forse questo è teatro.
donatella non è venuta stasera.
stava poco bene.
nessuna carta del cioccolato da raccattare, stasera
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