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diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

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venerdì, 4 marzo
di nuovo incontrarsi per i vicoli di trastevere...
strana casualità
che dona continuità
alle piccole cose...
-"andiamo a prendere un caffè..."
-"ne porti uno a me in laboratorio?"
ed è già cominciare una nuova sera.
insieme.

spegniamo la luce della sala.
solo il palco rimane illuminato.
e non dal neon...

anche stasera i versi di pasolini.
più in fondo.
fino ad individuare
tre piani di lettura diversi.
seguenti e conseguenti.
le parole scritte
scorrono sulle labbra di ognuno.
e pronunciate divengono "fatti"
sfuggendo quell'istintività
primaria
che immediatamente conduce
a leggere
dando già una verità....
procediamo lentamente, invece.
ogni parola mai casuale.
fino a scoprire
che è un tempo in ogni verso.
e non è ritmica, adesso.
adesso è la misura di un ricordo.
e quel tempo deve vivere in me...
nelle parole del poeta quando esse
divengono le "mie" parole...
quando il suo pensiero
trova tra le pieghe del mio pensiero
il suo corso...
e non smetto di mettermi in dubbio,
che non è giudicarmi...
non è "ascoltarmi"...
è forse di più:
il coraggio di contraddirmi.
di pormi domande.
di sentire la terra
- forte -
sotto i miei piedi.
passo dopo passo.
ed improvvisamente incontro
suoni... tempi... ritmi...
che non sapevo...
che non avevo pensato...
che non avevo visto...
ma che erano lì.
aspettando solo
il mio coraggio di coglierli.
o il coraggio di mettermi in dubbio.

ci si alterna sul palco.
come sempre.
uno per volta.
ma in nessuno la stessa "verità"
assume lo stesso volto.
e ci si accorge
che una poesia
ha mille modi d'essere uguale.

inaspettati dei ragazzi entrano in laboratorio.
non sanno cosa sia...
chiedono curiosamente
di potersi fermare un po'...
non li guardo,
ma li sento osservare. in silenzio.
dopo un po' vanno via.
salutano.
sorridono.
ringraziano.

è già tardi anche per noi.
ma si rimane ancora a parlare,
seduti in cerchio...
la sala al buio...
sul palco il freddo riflesso dei neon.

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