diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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lunedì, 7 marzo
già si fanno più lunghe le giornate...
le sera indugia ancora un po' nel cielo
prima di insinuarsi nel vicolo delle officine.
apro la porta.
sono ancora solo.
per un istante mi seggo in fondo alla sala...
un istante?
è un "istante" il tempo dei pensieri?
un tempo in cui mille cose
si affastellano tra loro...
in fondo alla sala è il palco...
la sua bocca aperta mi guarda
partorendo nella mia mente
verità mai meno esili di una favola...
intorno a me favole
che si arrogano il diritto di essere "vere"...
il sorriso di maria mi distoglie.
cominciamo io e lei, un po' prima.
avvertiamo entrambi
l'esigenza di lavorare un po' da soli.
tecnicamente...
nel corso di un'ora lentamente arrivano gli altri.
silenziosamente.
alessandro non si è ancora cambiato.
siede da una parte e comincia anche lui
a ripetere la sequenza
su cui siamo impegnati sul palco.
una breve pausa
riprendiamo tutti insieme.
respirazione... articolazione... emissione...
e poi ancora esercizi sul cambio di tono.
quello che non smetto di definire
"il colore di ogni pensiero"...
ma null'altro che colore...
che mai va steso sul nulla...
sono i pensieri e renderlo brillante...
a restituirne sfumature...
a dargli vita...
ed ancora
"razionalità" ed "emotività"
continuano a intrecciarsi
nel "nostro" discorso
sul lavoro del teatro.
enrico dovrà sostenere un provino.
ha portato il "copione su parte".
pochi fogli.
due ruoli.
un uomo. una donna.
senza dir nulla percepisco negli occhi degli altri
la voglia di lavorare "con" enrico...
"per" enrico...
e per la prima volta affrontiamo,
stasera,
casualmente,
l'interagire di due personaggi in scena.
mille cose viste ancora riflesse
in uno specchio lontano,
immaginato,
cominciano da subito ad avere una loro forma...
sono gli stessi ragazzi a riconoscere
la plausibile verità di una battuta.
che non è mai la più bella...
che non è mai la più ricca...
che non è mai semplice "dire"...
ma che sempre è fatta
delle sole parole
che quell'unico personaggio
può pronunciare rapportandosi
ad un altro - unico - personaggio
in un tempo...
in un luogo...
in uno spazio...
coinvolge il lavoro.
mente... corpo... sensi...
e qualcuno riesce anche a cogliere
piccole sbavature
in un copione che serve solo a un provino...
torniamo ancora su brecht...
su pasolini di nuovo...
scivolo lentamente in fondo alla sala...
sorrido tra me...
di nuovo,
sul palco,
si alternano le nostre verità...
mai meno esili di una favola...
eppure sempre più "vere"
di ogni favola...
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