diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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venerdì, 29 aprile
ogni volta è sempre più serrato
il nostro dialogare...
ogni volta più oculato
il nostro indagare...
ogni volta più esigente
il nostro ambire il teatro...
e "naturalmente", così,
ogni volta più profondo
l'addentrarsi tra le pieghe
del semplice essere "uomo"...
ogni battuta come una drammaturgia.
i lembi di un sipario
che sia apre
e si chiude
in uno spazio non più grande
delle cinque righe
di una sola battuta.
cominciamo da subito, stasera,
a leggere.
ancora i nostri "angeli".
li ritroviamo qui, ad attenderci.
e ci lasciano prendere
posto tra loro...
e siedono poco discosto
da noi...
ascoltano.
non è solo un'immagine.
giorno dopo giorno
stiamo imparando
a riconoscerne i tratti...
distinguerne i gesti...
ritmi e colori delle loro voci...
come stendere una mano sul loro ventre
e sentire il loro respiro...
e del loro respiro, il mutare.
cominciamo a saperli.
dentro di noi a saperli.
pensieri... riflessioni... intuizioni...
annodano le maglie
di una rete
senza sacche... senza buchi...
ma quando immagini di averli avvolti...
-non stringerli, avvolgerli -
di nuovo spiegano le loro ali
rivelando altri perché...
altre domande...
altri fili da ricomporre...
nodi... maglie...
li vediamo giocare tra loro
come un gatto che voglia catturare
un canarino dalla sua gabbia.
paure diverse...
timori diversi...
la stessa voglia di sopravvivere
l'uno all'altro.
ed è tutto...
già tutto...
in una sola battuta.
improvvisiamo
cercando di dare forma
a ciò che avvertiamo nitido...
tangibile...
dentro di noi,
ma che non riusciamo a plasmare
in un continuo conflitto
tra l' "apparire"
e l' "essere" ciò che avvertiamo.
in una sorta di danza
gli "angeli"
si incontrano...
si inseguono...
sfuggono...
si catturano...
ma non si "posseggono".
solo tra gli occhi
si stende invisibile
il filo di un rapporto
che pur temuto
non si vuole negare...
e ad ogni passo di quella danza
si acquisisce la certezza
che sono i giorni semplici...
quelli fatti di secondi... di minuti... di ore...
i giorni che si elideranno
né mai più torneranno una volta
identici a ciò che erano prima.
questa verità inseguiamo.
e la tensione cede il passo all'ironia...
e poi è di nuovo tensione...
ed ironia ancora...
in un gioco senza regole
- eppure rigorosissimo -
quale il teatro.
altre riflessioni
inducono ancora nuove parole.
la vita di ognuno di noi
diviene reale misura
di una verità immaginata...
a volte usiamo parole diverse
per dirci identiche cose...
a volte le stesse parole
per dire un "sentire" che è opposto.
nessuno ha ragione...
nessuno ha torto...
mille verità vivono
tra le pareti delle officine...
ma poi solo una...
quell'unica che sul palcoscenico
è ancora capace di vita.
si va via alla spicciolata, stasera...
qualcuno ha un appuntamento...
qualcuno deve rientrare a casa...
enrico vorrebbe scrivere qualcosa...
e leggerlo poi, insieme...
insieme...
insieme...
pensieri che appartengono solo a me
tornano ad inseguirsi...
e mi accorgo
di quanto prezioso sia poter dire...
ascoltare ancora
questa parola semplice...
insieme...
in qualunque cielo tu sia,
oggi improvvisamente "angelo",
resteremo ancora, a lungo,
insieme..
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