diario
d'officina
si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via - senza fretta - indumenti che calzo sui miei
pensieri
che striano di ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
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.
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.
.
.
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.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...
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lunedì, 2 maggio
i pensieri scorrono...
senza fatica.
fluidamente.
non sono più io
a chiedere...
ad interrogare...
a porre "perché".
domande, risposte,
sempre più vengono
dai ragazzi
in un gioco
che ha ormai il gusto della sfida
con i loro "angeli".
si prova sul palcoscenico.
e le certezze dei pensieri,
dei dialoghi intessuti,
del confronto,
improvvisamente,
inaspettatamente,
nell'istante in cui
divengono "parola detta",
rivelano piccole crepe.
-"ho tutto chiaro dentro me...
so cosa voglio dire...
so cosa "vogliono" dire...
ma poi - qui - come se tutto svanisse..."
e negli occhi di valentina
si coglie il velo
di una piccola grande delusione...
per lei stessa...
per me.
nessuno nelle officine
ha mai dato un'intenzione...
mai un'intonazione...
mai un "devi dirla così".
educare al pensiero, invece.
ognuno di noi - sempre -
un piccolo taumaturgo...
artefice di qualcosa
che si tramuta in emozione.
e questa emozione mai per se stessi...
sono percorsi lunghi
quelli che intraprendiamo.
a volte viottoli stretti
che si inerpicano
dentro noi stessi
rivelando cose di noi
che ancora non immaginavamo
di avere,
di sapere.
hanno mille sfumature
gli "angeli"...
mille colori...
e mai tinte sature.
ed
addentrarsi dentro di loro
è un addentrarsi
in qualcosa che non appartiene
ad una comune "quotidianità"...
come senza appigli,
su un filo sospeso...
né gli angeli sono lì,
a sostenerci...
plasmare il pensiero in parola
non è semplicemente
articolare il diaframma...
ed è
forse questa l'alchimia
di cui è capace un attore
quando la parola "prende vita"...
ogni qualvolta egli calchi
le tavole di un palcoscenico
e da esse si libri quell'emozione
capace di catturare
la platea alla poltrona
ove è seduta.
valentina ha solo inciampato,
una sera,
su una pietra incontrata
lungo il suo cammino.
ma forse proprio quella pietra
è la prima vera misura
della via intrapresa.
con semplicità,
sorridendo,
riprendiamo a provare...
altre pietre...
più piccole...
più grandi...
non importa.
continuano ancora,
lentamente,
i nostri passi.
ma con la voglia,
ogni sera più grande,
di compierli quei passi...
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