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diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

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venerdì, 6 maggio
diversamente stasera
ultimiamo i nostri esercizi.
di nuovo sul testo di kushner.
ma stavolta i suoi "angeli"
divengono il pretesto
di un lavoro che è
meramente tecnico.
variazioni e cambi di tono
ponendo gli "angeli"
a distanza tra loro.
o vicinissimi.
adesso uno innanzi all'altro.
adesso uno alle spalle dell'altro.
le battute si seguono.
e man mano l'esercizio
diviene sempre più gioco...
e giocando torna di nuovo
a farsi strada il pensiero.
e gli esercizi cedono il passo
alla voglia di dar vita ancora
agli "angeli".

tante cose sono state dette
in questi giorni;
tante cose provate;
tanti piccoli errori
insieme alla consapevolezza di aver sbagliato,
e la voglia di sbagliare ancora.
come cime abbandonate su un molo
sparse...
disordinate...
una sull'altra...
annodate...
appare ora il nostro lavoro.
proviamo a stenderle, quelle cime.
a raccoglierle una per una.
e a camminare tra esse,
lungo il molo,
fino al mare...
le improvvisazioni
passate
riaffiorano adesso
come lettere sparse di un alfabeto
ove sono le parole
degli "angeli".
i loro passi
lungo una strada...
il loro raggiungere
la soglia di una casa...
il loro varcarla...
poi.
solo poi,
le parole.
si prova una, due volte...
ancora...
i ragazzi intervengono.
-"...di loro, questo mi investe...
   questo avverto..."
e di nuovo si torna a provare.
e le osservazioni...
gli appunti...
i consigli degli altri,
svelano nella penombra
vicoli non ancora percorsi.
e ci si addentra in essi...
senza stentare...
senza timore...
e lentamente stasera
pensiero... gesto... parola...
fluiscono
verso la verità
che ogni "angelo"
ha preteso per sé
scavando
senza posa
dentro ognuno di noi.
e adesso sembrano lì,
gli "angeli",
seduti su un'ultima bitta...
sagome tra le onde e il cielo...
ed ancora ci guardano
mentre conduciamo
i nostri passi
tra cime di corda
avvolte adesso su se stesse
lungo un molo
che ad ogni passo
si spinge ancora più in là...
dentro il mare...

incrocio gli occhi di valentina
e colgo una luce diversa,
stasera...
ed in quella luce
è il tempo
che gli "angeli"
volino via.

e nel loro spiegare le ali
giungono già
le voci pacate
di ruth e nick.
sono seduti sulla veranda
a ridosso del bosco.
li ascoltiamo parlare.
dirsi piccole cose.
immagini come realtà.
e realtà vissute
con la voglia
d'essere sogno...
entrano così,
in punta di piedi,
nelle officine...
li accogliamo.
semplicemente.
e nel leggere
le poche righe
di mamet
prende subito corpo
il desiderio
di un nuovo confronto...

è già tardi stasera.
domande sospese
mentre spengiamo le luci...

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