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diario d'officina

si smettono gli abiti del mattino.
le scarpe. per prime le scarpe.
uno zaino, la borsa, la tracolla.
ne sfilo via -  senza fretta - indumenti che calzo sui miei pensieri
che striano di  ombre e di luci una pedana spoglia. nuda.
il silenzio. e il respiro. sono la misura dei miei passi.
sparigliate giungono poi le prime voci.
saluti, sorrisi, passi di corsa.
ed ognuno, non diversamente da me,
ritualmente e mai per abitudine, via le scarpe.
per prime, via le scarpe.
e la pedana è già palcoscenico.
una cantina, teatro.
e si muovono i primi passi dentro le officine teatrali.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
sono l'ultimo ad andare via.
spengo le luci.
ho fatto ordine.
poi sento ancora un clic-clac. è dentro o fuori di me?
sorridendo chiudo il pesante portone di legno...

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venerdì, 13 maggio
solo due sedie sul palco.
non appaiate.
delle due,
una più avanti.
niente di più
a dar vita ad una veranda
bagnata dagli ultimi lembi
di un bosco.
intorno il palcoscenico
è ancora vuoto.
ma non di oggetti.
di quegli impercettibili
istanti di vita
tramite i quali
ogni cosa potrà plasmarsi.
essere visibile,
tangibilmente visibile,
a noi che siamo giù...
al nostro guardare che è ora attesa di "vedere"...
adesso solo due sedie.
vi prenderanno posto
ruth e nick.
ma dove?
chi più avanti?
chi per primo?
e saranno davvero entrambi seduti?
......
perché?

stillano domande,
ancora,
sulle domande già poste...
su risposte già date.
ma è tempo,
è voglia di fare.
per essere, fare.

dal fondo entra alessandro.
la scena è vuota.
i suoi passi.
per primi i suoi passi.
ed è in quel condursi
dentro la scena
la prima "verità" di nick.
ciò che primariamente
io colgo.
ciò che in un attimo
può catturarmi...
e già dirmi
di un luogo, di un tempo, di uno spazio.
di lui stesso, dirmi.
interrompo più volte.
più volte ripercorriamo
lo stesso breve percorso.
-"da dove viene, nick?
  perché qui?
  perché adesso?..."
ricorrenti interrogativi
perché alessandro
per primo "sfugga" alessandro.
perché faccia spazio
dentro di sé
ad un muoversi...
ad un agire...
ad un camminare, adesso,
che viene da lui
ma che non è di lui.
e gli occhi,
lo sguardo,
riflettono come uno specchio
ciò che è intorno a nick...
un tempo, un fermarsi,
diviene lo sgattaloiare
di un animale selvatico,
in fondo, nel verde...
o lo stormire del vento
tra i rami...
o quel primo
"frinire" di grilli
che ha accompagnato
la notte bianca di ruth.
solo passi.
solo occhi.
capaci di varcare
ogni quarta parete
e consegnare ad ognuno di noi
immagini che hanno la levità di un passo...
di uno sguardo...
e la forza di essere
ciò che noi avvertiamo che siano.
istante per istante.
mutando
col mutare di un passo...
di uno sguardo...

diversamente vive ruth
in maria e donatella...
diverso il loro raccontare
e raccontarsi...
diverse le loro tensioni...
diverso quel vissuto
che le porta ad essere lì,
adesso...
lentamente il loro dire
tramuta un episodio casuale
in un'emozione vissuta...
diversamente ancora.
non cambiano le parole...
sottili  sfumature
i gesti dell'una e dell'altra...
ritmi e tempi
che hanno genesi
da una sensibilità che è è propria...
a nessuna uguale...
e diverso l'interagire
con nick,
in un "rapporto" già "non rapporto".
eppure entrambe,
inconfondibilmente,
ruth.
intorno a quell'uomo
ruota
la stessa donna...
la conferma ambita
di un "amore" che è stato...
il delinearsi amaro
di un "non amore" che è...
ed i gesti,
ancora una volta,
prima delle parole narrano.
ed il "guardare" oltre
di ruth
non è solo
il vedere più lontano
di una donna.
brevi atti
divengono piccoli simboli
a disegnare
le "anime" che adesso
cominciano a muoversi,
a respirare,
sul palcoscenico...
e bastano pochi passi
ad eludere l'uomo
dalla propria visuale...
a lacerare
il velo sottile
teso a celare
individualismi...
stanchezze...
superficialità...

proviamo senza fermarci.
ipotesi avanzano ipotesi...  
afferriamo qualcosa
senza accorgerci che altro
sta scivolando via...
faccio notare piccoli particolari...
ma non ho tempo di finire...
-"...lo faccio... ci provo..."
e cercando la nostra verità
scopriamo ciò che verità
mai potrà essere...
ed il prossimo passo,
già lo sappiamo,
non  potrà che essere avanti...

l'orologio sulla parete è fermo.
non ci siamo accorti
dello scorrere del tempo...
continuiamo ancora
a parlare, seduti in cerchio...
e forse per un attimo
vorremmo che la nostra sera finisse così...
con le luci
che lentamente scemano
intorno a noi...
come in teatro...


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