diario d'officina serata d'autunno incalzante. per la prima volta di nuovo, stasera il portone di legno che già ha accolto "cose di noi" torna a schiudere i suoi battenti. e si ritrovano percorsi... odori... suoni... ancora trame di un discorso interrotto. mai spezzato. la luce fredda di neon si scalda scivolando lungo i muri d'avorio pregni ancora di emozioni vissute. stasera di nuovo voci ricominciano ad inseguire sorrisi. i sorrisi le voci. occhi nuovi scrutano... e ritualmente si ripetono gesti mai rituali. riprendiamo il cammino. semplicemente. semplicemente. senza scarpe di nuovo... . . . . . . . . . . . . . . di nuovo l'ultimo ad andare via. di nuovo la sala buia. ma non è vuoto. come luminescente foschia riprende forma, né basta a se stessa, la voglia di forgiare emozioni. e donarle. e la sento addosso. e si richiude alle mie spalle dopo aver ceduto ai miei passi che la fendono. per un attimo mi giro... allungo una mano... fino a quanto illusoria la sensazione di "tenere" tra le dita l'inconsistente essenza che ci farà essere qui ancora domani? le voci dei ragazzi... di fuori... sorridendo ritorno a chiudere il pesante portone di legno... index |  | venerdì, 20 gennaio 2006 serata insolita, questa sera. qualcuno è partito. qualcuno sta male. anche io non sono in forma. uno sull'altro consumo fazzolettini di carta, quasi fossi il trastullo di un raffreddore impertinente e di deboli linee di febbre. maria pia si ferma con noi. stasera anche lei a fare quadrato intorno al nostro cercare... interrogarci... provare. lei che vuole fermare i suoi pensieri, il suo avvertire e avvertirsi, le sue emozioni... ed ancorare su un foglio di carta parole... a svelare la forma cui anela plasmarsi un "sentire" mai detto. e noi... che viviamo le nostre ore dentro le officine teatrali tesi a recidere "funi" e liberare ogni parola di un "sentire" celato... ed allentare le redine del nostro avvertire... avvertirci... e sciogliere nuove emozioni... e comincia forse così un nuovo percorso tra le pareti delle officine... la voglia di provocare un confronto tra la parola scritta e la parola detta... tra due modi di vivere... prima vivere... e poi dire - dirle - le proprie emozioni... spengiamo le luci. il gioco di mercuzio è ancora il nostro gioco, stasera. ancora sul testo. ancora più dentro. ancora ad inseguire la "verità" di un personaggio che, pur senza mutare, diviene per una "pagina" incantatore dei suoi compagni nella "verità" di una favola. e così come vivono in noi, nelle parole che shakespeare dona a mercuzio, le immagini della regina mab... nitidissime... lievi... nette... queste stesse immagini, cui le parole di shakespeare sono preziosissimo scrigno, adesso devono prendere da noi nuova vita... scivolare oltre ogni "quarta parete"... farsi breccia e stillare la propria essenza in chiunque sia adesso ad attingere da noi. ricominciamo a leggere. e più d'ogni cosa cerchiamo una misura... un codice... una cifra... inseguiamo mercuzio e i suoi compagni nella loro notte. immaginiamo strade che riluciono di un riverbero di luna... o della fioca fiamma di una lampada... immaginiamo i loro passi... il loro camminare. il loro fermarsi. il loro scanzonato attraversare la notte... i loro abiti... i copricapo... i calzari... tutto adesso come shakespeare narra sia stato. tutto adesso come arriva a noi... tutto adesso accogliendo... ed improvvisamente mercuzio aderendo ad ogni istante di quegli istanti lasciare vibrare la meraviglia di mab. e sorprendere i suoi compagni... e sorprendere, insieme, se stesso. ove nulla sembra nascere se non nell'istante in cui a vita. mab si plasma nell'emozione di mercuzio. non prima. si rivela nello snodarsi della sua stessa favola. ed i pensieri - mai isolati - naturalmente "confluiscono" l'uno nell'altro... così l'apparizione di mab... lo scorrere del suo carro... i giochi bizzarri della "mammana" delle fate... e di quei pensieri proviamo ad impossessarci... non lasciarli fluire dentro di noi, ma in noi reinventare le loro radici... e nutrirle con la nostra voglia - di più, necessità - di essere teatro. la lettura si fa incalzante. si prova una... due volte... in tutti è la consapevolezza di "sapere" cosa tirare fuori da sé... di "volere" determinare le proprie energie tra le guizzanti spire che ora avvolgono, ora lasciano sgusciare via, mercuzio... "non è facile..." "in teatro, nulla è facile..." Un po' frastornato dal mio raffreddore... stasera ci fermiamo adesso... un po' prima... e come negli anni passati è sempre forte la sensazione di lasciare, qui, nel buio, tra le pareti delle officine, l'eco del sorriso di mercuzio che tiene sul palmo di una mano la sua regina delle fate... e la fantasia è di nuovo capace di assumere i più reali colori .....next back |