il laboratorio la didattica i corsi la struttura la stagione direzione artistica info
 
diario d'officina

serata d'autunno incalzante.
per la prima volta di nuovo,
stasera il portone di legno che già ha accolto "cose di noi"
torna a schiudere i suoi battenti.
e si ritrovano percorsi... odori... suoni...
ancora trame di un discorso interrotto.
mai spezzato.
la luce fredda di neon
si scalda scivolando lungo i muri d'avorio
pregni ancora di emozioni vissute.
stasera di nuovo voci ricominciano ad inseguire sorrisi.
i sorrisi le voci.
occhi nuovi scrutano...
e ritualmente si ripetono gesti mai rituali.
riprendiamo il cammino.
semplicemente.
semplicemente.
senza scarpe di nuovo...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
di nuovo l'ultimo ad andare via.
di nuovo la sala buia.
ma non è vuoto.
come luminescente foschia riprende forma,
né basta a se stessa, la voglia di forgiare emozioni.
e donarle.
e la sento addosso.
e si richiude alle mie spalle
dopo aver ceduto ai miei passi che la fendono.
per un attimo mi giro...
allungo una mano...
fino a quanto illusoria
la sensazione di "tenere" tra le dita
l'inconsistente essenza che ci farà essere qui ancora domani?
le voci dei ragazzi... di fuori...
sorridendo ritorno a chiudere il pesante portone di legno...



index

 



lunedì, 3 luglio
luglio.
certamente non pensavamo
di ritrovarci ancora qui.
ma sapere dell'assenza
di alcuni dei ragazzi,
ognuno per motivi
diversi e personali,
ha indotto "naturalmente"
le officine
a rimandare a questa settimana
le ultime due lezioni.
lezioni particolari,
un po' diverse
da quelle
che hanno caratterizzato e distinto
gli incontri
di questi mesi
già volati via.
i ragazzi arrivano.
sul sorriso di molti di loro
l'ombra di ambra
che il sole
ha dipinto
sul loro volto.
come sempre restiamo un po' a parlare.
l'insopportabile caldo di questi giorni...
le vacanze ormai prossime...
lo spettacolo di pina bausch,
a parigi,
e l'emozione che illumina
lo sguardo di margherita
mentre ne parla,
trepida ancora.

un cubo nero al centro del palcoscenico.
un piccolo praticabile.
non più largo di un metro e mezzo.
lungo altrettanto.
siamo tutti seduti in cerchio.
i ragazzi mi guardano
con aria interrogativa.
non sanno ancora "perché"...
o "cosa"...
è un gioco semplice stasera.
..."chi racconta una favola?"
è un attimo di silenzio...
di nuovo il timore...
il pudore...
e quel cubo nero che diviene
palcoscenico...
come un'arena.
noi intorno.
eppure niente altro che una favola
è stato l'oggetto del nostro confronto
del nostro dialogare...
leggere...
analizzare...
provare...
niente altro che una favola, il teatro.
quello che adesso chiedo loro.
senza alcun timore di sbagliare...
senza pensare a cosa "fare"...
semplicemente attingere
a quella fantasia,
a quella creatività,
che non abbiamo fatto altro
che stimolare...
provocare...
mettere alla prova.
sera dopo sera.

anna è la prima a salire sul cubo.
i numeri, sono la sua favola.
ascoltiamo in silenzio.
ogni tanto mi guardo intorno.
ed è bello scoprire
un sorriso lieve
sul volto di ognuno.
ascoltiamo.
e pare di vederla
quella città di numeri.
che si muovono,
lavorano,
agiscono.
vivono.
tra tutti è solo,
in disparte,
lo "zero"...
quasi sul punto
di fare della sua roba un fardello
ed andare via.
...
la storia continua ancora,
ma è qualcosa che appartiene ad anna.
ed a noi che con lei
l'abbiamo condivisa.
la sua.
le altre.
quelle di ognuno.
un passo.
l'alto scalino che conduce
sul nostro piccolissimo palcoscenico...
"c'era una volta..."
ed è teatro.
in tutti.
per tutti.
e mai in nessuno uguale.
noi interveniamo.
a volte vogliamo sapere di più...
provochiamo con una domanda,
e l'altro, sul cubo,
s'invola verso un nuovo cielo...
o si dibatte
per riprendere i fili
che sembra abbiamo sottratto dalle sue mani.
tra le storie
la mia voce sembra quasi impertinente, stasera.
ma avverto la necessità
di dire.
correggere.
far notare piccole cose.
dettagli.
o condividere
la sorpresa
dell'incanto
che quella storia ha donato.

una piccola pausa, poi.
dopo che ognuno
ha narrato qualcosa di sé
raccontando una favola.
è inevitabile
parlare delle officine,
dei tanti programmi in cantiere,
della voglia di usare
una delle nostre favole
per tramutare quel cubo
in uno spazio
dieci volte più grande.
ed esserci su.
tutti.
insieme...

torniamo di nuovo
alle nostre favole
abbandonando per qualche attimo
i sogni in un angolo.
ancora una favola, adesso.
tutti insieme.
uno per uno, tutti insieme.
una storia che si dipana
correndo da uno all'altro...
inseguendo un'idea...
una di quelle
che il saltimbanco
di vanessa
aveva appena qualche minuto fa
posto in vendita
in un antico mercato.
i ragazzi si alternano sul cubo.
la storia prende forma.
sorridiamo.
ed in ognuno di loro
assume i colori
che a loro stessi
appartengono.

anche stasera
il tempo è quasi volato via.
restiamo a parlare.
ancora.
e dentro ognuno di noi,
si avverte,
il desiderio di non smettere mai
di aver voglia di una favola ancora...
d'essere ancora...
bambini per un po' ancora...

.......next
back
 

     
  ©le Officine Teatrali - tutti i diritti riservati - credits