il laboratorio la didattica i corsi la struttura la stagione direzione artistica info
 
diario d'officina

diversamente...
solo allungare una mano
e lievemente
coi polpastrelli
spingere,
perché di nuovo si schiuda
il vecchio portone di legno
delle officine.
come se mai avesse echeggiato
- già un'estate è trascorsa -
il suo ultimo "clack",
breve secco,
l'usuale lucchetto freddo d'acciaio
scivola via ancora, tra le asole di ferro battuto.
odore di chiuso
viene incontro
come correndo, sfuggendo,
oltre l'uscio socchiuso
contendendo il passaggio
ai raggi di sole
che lacerano la penombra
in brandelli che si allungano
sul pavimento
precedendo passo dopo passo
i miei passi...
e sono passi
che già mi conducono
attraverso un'altra stagione...
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

le parole tracimano
il tempo.
si condividono
usuali gesti
che ritualmente ormai
segnano la fine
del nostro giorno.
ci si sofferma
aspettando d'essere tutti
attraverso il lungo corridoio
che si apre a quella realtà
per ore barattata
tra queste pareti
in cambio di briciole di verità.
è buio di nuovo
oltre il portone di legno.
intorno, notte spezzata
da luci di quarzo,
nel vicolo.
per qualche istante
ancora insieme.
noi.
tutti.
e come profumo
il teatro
ancora ci avvolge.



index

 



venerdì, 9 novembre 2007
bianco.
il silenzio...
l'assenza...
il dolore...
bianco.
nebbia
che stringe.
serrandosi.
riverbero
di sole
agostano
che acceca.
come nebbia.
bianco.
sensazione.
non un colore.
su cui si imbastiscono
- intatti -
mille altri colori.
e mille altri
nel bianco
improvvisamente
inghiottiti...
svaniscono.
...sensazioni
diverse.
l'attesa.
il sogno.
il domani
che elude
qualunque scrigno,
ed "è"
in ogni istante
a venire.
volgo lo sguardo
alle mie spalle...
tortuosa strada
che mai
ha smesso
di inerpicarsi
attraversando
giardini
che ho
volutamente violato,
cogliendo
acqua
e fiori
e profumi
e zolle di terra...
e quant'altro
intuivo
a sostenere
un passo
ancora.
e bianco
- chiazze -
alle pietre
intorno.
bianco lasciato là...
sulla via.
non sporco.
non nitido.
semplicemente bianco.
lo riconosco.
bianco
senza memoria.
lo riconosco
solo.
e ritornare
a condursi.
sulla stessa strada.
ed il bianco
innanzi a me.
ora.
un velo
sottile
che s'arrischia
nel cielo
schizzando
in giochi di vortice
figure senza contorno
che capricciosamente
si rivelano...
o svaniscono...
o tramutano...
ogni volta
che un velo
sottile di bianco
io discosto...
ed un altro
già appare.
e nelle mie mani
i miei colori.
tubi di olii,
tempere...
pastelli...
china...
null'altro
nelle mie mani,
innanzi al bianco...
o alla bizza
di un gioco
del vento
e - sottile - di un velo...
così,
dentro di me,
dilaga
l'immagine
di un "nulla"
che è inarrestabile
divenire;
che è
solco
senza memoria;
che è
sfuggente
consapevolezza
di un attimo
...ed è subito altro;
che è
bianco.
ma non queste
sono le parole
che consegno
ai ragazzi.
orme
che solo a me
appartengono,
mai vorrei
vincolassero
il loro cammino.
parole che vengono da noi,
parole che hanno
segnato la nostra memoria,
parole che si distendono
lungo una via
ancora scevra
- non di sassi -
di chiazze
di bianco.
ed è il buio,
poi.
cercando ciascuno di loro,
qui,
adesso,
sul palco,
il proprio
bianco.
e quella stessa
leggerezza
che amo
in calvino
e che
senza tregua
cerco in me,
e me
vorrei
invadesse;
quella stessa
levità,
ora,
lentamente
anima
il diramarsi
di un gioco all'improvviso
che l'astrarre,
caparbiamente,
ha voluto
far suo.
corpi,
gesti,
sguardi,
sembrano avere,
adesso,
la stessa consistenza di veli...
e identica,
la densità
del bianco.
quel bianco
che ora
vuole
prepotentemente
coprire
ogni altro colore...
ammantarlo.
un bianco
che non è rubato
a un dipinto,
che non è
strappato via
tra infiniti colori
distesi
senza cautela,
senza perché...
un bianco che è notte...
che è cecità...
che è maschera
senza volto...
che è paura.
del bianco,
paura.
e che è vita.
in una notte.
nella cecità.
in una maschera
senza volto.
in fondo
ad ogni paura,
vita.
e di nuovo
svaniscono
confini
saputi,
conosciuti,
già più volte
tentati...
e fluisce
il bianco
verso altri colori.
verso quegli stessi
che parevano
avulsi
alla vista;
oltre una coltre
sottile,
insistente,
ostinata...
oltre
il bianco.
ed affiorano,
adesso,
quei colori.
inconsapevolmente.
e si saturano
in ognuno di noi,
al di qua
delle luci,
in un'emozione
che ha genesi
diversamente
in ciascuno.
quando ciascuno
non serba
i propri "colori",
non ha pudore
nel mostrarli
a se stesso,
né timore
nell'offrirli
ad altri colori
perché
l'uno dell'altro
si intridano
ed anche solo
per un istante
sia emozione.
per un istante,
teatro.
restare a parlare
nel buio,
al di là
del palcoscenico,
del ghiaccio
dei neon,
è di nuovo
l'ultimo
atto
del nostro
scivolare
in fondo alla notte.
il "non fatto",
il "non detto",
non esistono.
sono morti
nello stesso istante
in cui gli occhi
hanno smesso
di guardare
la verità
che stava loro intorno
e sono tornati
a muoversi
tra le sedie
della nostra
sparuta
platea.
vorrei saper
cancellare
il lieve rammarico
che avverto
in loro,
attorno a me.
vorrei
saper trovare
parole
per dire
l'enormità
che ogni piccolo gesto
racchiude.
vorrei saper prendere.
adesso,
le loro mani,
nelle mie mani,
e ridendo
e giocando
disegnare sulle pareti,
con le mani,
infinite
immaginarie figure.
e guardarle, poi...
e meravigliarsi,
insieme,
dei mille colori,
e sfumature,
e ombre e luci
d'ogni segno
tracciato
sui muri...
e stupirsi,
insieme ancora,
degli inusitati
colori
usati per dirlo,
il bianco...
il nostro,
bianco...
vederlo.
guardo le mie mani.
sorrido.
ho voglia di dipingere.
ancora.
e di nuovo,
sorrido.
sono invisibili,
chiazze
senza memoria...

.....next
back
 

  ©le Officine Teatrali - tutti i diritti riservati - credits